Aipb: lo scudo fiscale riporterà il private banking al 2007

di Emanuele Menietti

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Secondo Aipb, lo scudo fiscale potrebbe consentire al comparto del private banking di tornare ai livelli del 2007 con benefici concreti anche per l'economia reale. L'operazione è ormai in una fase operativa

Lo scudo fiscale potrebbe favorire un sensibile recupero del private banking nel corso dei prossimi mesi. A sostenerlo è l’Associazione Italiana Private Banking (Aipb) che nella giornata di ieri ha fornito le prime previsioni sui possibili benefici per il settore della discussa norma da poco approvata dal Governo. Il mercato potenziale del private banking potrebbe tornare vicino ai livelli del 2007 grazie al rimpatrio dei fondi, stimato intorno ai 50 miliardi di Euro.

«Lo scudo sta andando bene, l’interesse è alto, hanno iniziato ad essere compilate molte dichiarazioni riservate ma siamo in una fase ancora preliminare» ha dichiarato Federico Taddei, primo responsabile della Commissione Tecnica Marketing per Aipb. Il provvedimento è del resto entrato in vigore da poco e l’Agenzia delle Entrate ha fornito la circolare definitiva contenente i dettagli dell’operazione solamente una decina di giorni fa. Il numero delle dichiarazioni legate allo scudo dovrebbe dunque aumentare nel corso delle prossime settimane quando l’intera operazione sarà entrata nel vivo.

Secondo gli esperti di Aipb, i manager e coloro che vivono di rendita sarebbero al momento i principali protagonisti dell’iniziativa tesa a riportare in patria i fondi detenuti illegittimamente all’estero. L’adesione da parte degli imprenditori dovrebbe iniziare a breve, anche in seguito alla pubblicazione degli ultimi dettagli sull’operazione che hanno fugato i dubbi residui sulla natura tombale o meno del provvedimento assundo dal Governo.

I capitali riportati in Italia saranno investiti in prodotti maggiormente conservativi e avranno probabilmente un maggiore riflesso anche sull’economia reale, anche se al momento non vi sono ancora dati certi sui possibili effetti dello scudo fiscale su tale comparto. «Accadrà l’anno prossimo. Quest’anno si pensa a far rientrare i capitali e a parcheggiarli in strumenti monetari, poi l’anno prossimo si penserà all’investimento in prodotti più sofisticati e rischiosi e all’investimento in azienda» ha dichiarato Taddei.

Le previsioni di Aipb sono state sostanzialmente confermate nella giornata di oggi da Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, impegnato nella promozione del provvedimento che consentirà di regolarizzare i capitali detenuti illecitamente all’estero entro il prossimo 15 dicembre tramite il pagamento di una imposta al 5%. «Abbiamo segnali che il rientro dei capitali è partito. Stiamo ottenendo alcuni primi risultati, grazie anche alla collaborazione di intermediari commercialisti e sistema bancario» ha dichiarato Befera per poi aggiungere: «Aspettiamo per i numeri, tra poco li avremo e lo sapremo. Abbiamo dei segnali positivi».

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha poi sottolineando la straordinarietà della misura messa in atto dal Governo, ribadendo più volte che l’operazione «chiude un periodo che comunque non si riaprirà. Deve essere chiaro che questa è la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova». Parole nette, già utilizzate durante le scorse settimane, e tese a sortire due principali obiettivi: da un lato, incentivare i proprietari di capitali all’estero ad attivarsi per effettuare il rimpatrio dei fondi, dall’altro, evitare il paventato aumento dell’evasione fiscale innescato dalla prospettiva di poter usufruire in futuro di un condono.

Una pericolosa eventualità evidenziata durante la scorsa settimana anche dal direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, nel corso di una audizione parlamentare. «Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro» aveva dichiarato il responsabile di Bankitalia, destando una ferma reazione da parte di Giulio Tremonti.

Un pericolo che non sembra impensierire molto Befera, che ha da poco ricordato come lo scudo fiscale possa costituire «un beneficio per tutti, anche per le entrate pubbliche future che questi garantiranno. È un movimento benefico che in un momento di crisi è ancora più benefico». Il direttore dell’Agenzia delle Entrate non ha, infine, escluso la possibilità di emanare alcune nuove circolari per fugare alcuni dubbi interpretativi sullo scudo sollevati nel corso degli ultimi giorni.

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