Cresce ancora la disoccupazione in Italia e raggiunge l’8,5%

di Emanuele Menietti

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Stando alle ultime rilevazioni Istat, nel mese di dicembre 2009 il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 8,5%. Il dato conferma il difficile momento per il mercato del lavoro italiano

Non giungono notizie incoraggianti per il mercato del lavoro dall’ultimo rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica. Stando ai primi dati forniti dall’Istat, nel mese di dicembre 2009 il tasso di disoccupazione in Italia ha raggiunto quota 8,5%, facendo così registrare un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Il dato da poco diffuso è inoltre superiore dell’1,5% rispetto a quanto rilevato nel medesimo periodo del 2008 a testimonianza degli effetti ancora tangibili della crisi economica.

«Sulla base delle informazioni finora disponibili, il numero di occupati a dicembre 2009 è pari a 22 milioni 914 mila unità (dati destagionalizzati), sostanzialmente invariato rispetto a novembre e inferiore dell’1,3 per cento (-306 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di occupazione è pari al 57,1 per cento (invariato rispetto a novembre e inferiore di 1,1 punti rispetto a dicembre 2008)» si legge nel rapporto da poco stilato dagli analisti dell’Istat [pdf], che sottolineano come il numero di persone in cerca di occupazione risulti pari a 2,14 milioni. Tale dato fa registrare una crescita del 2,7%, pari a circa 57mila unità, degli individui in cerca di un lavoro rispetto al mese precedente e un aumento del 22,4% (392mila unità in più) rispetto al mese di dicembre del 2008.

Anche il tasso di disoccupazione giovanile rimane alto e viene stimato intorno al 26,2%, quota già rilevata nel mese di novembre e superiore di 3 punti percentuali rispetto al medesimo periodo del 2008. Nel mese di dicembre, gli individui inattivi nella fascia di età presa in esame, dunque corrispondente al delta 15 – 64 anni, erano 14 milioni e 822 mila in lieve diminuzione (-25mila unità) rispetto alla rilevazione effettuata nel mese di novembre. Il dato è comunque superiore dell’1,1% rispetto al dicembre del 2008, quando il numero di inattivi contava 164mila unità in meno.

La rilevazione dell’Istat ha inoltre messo in evidenza alcune sensibili differenze sul fronte dell’occupazione a seconda del genere. Nel mese di dicembre, 13,7 milioni di uomini risultavano occupati con una flessione di circa 10mila unità rispetto al mese precedente e dell’1,8% rispetto al dicembre del 2008. Il numero di donne occupate è invece risultato pari a 9,2 milioni con un aumento pari a 0,2 punti percentuali rispetto a novembre e una forte riduzione su base annua, stimata intorno allo 0,7% (circa 61mila unità in meno).

«Il tasso di occupazione maschile risulta pari al 68 per cento, registrando una riduzione di 0,1 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,6 punti percentuali negli ultimi dodici mesi. Il tasso di occupazione femminile a dicembre è pari al 46,3 per cento in aumento rispetto a novembre di 0,1 punti percentuali e in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto a dicembre 2008» fanno notare gli analisti dell’Istat.

Il tasso di disoccupazione maschile rilevato nel mese di dicembre era pari al 7,5%, in lieve crescita rispetto al mese di novembre (+0,2%) e in netto aumento rispetto all’anno precedente (+1,5%). Il tasso di disoccupazione femminile ha invece sfiorato quota 10 punti percentuali, facendo registrare una crescita su base mensile pari allo 0,2% e rispetto al dicembre 2008 di 1,5 punti percentuali. L’andamento della disoccupazione si muove dunque su cifre percentuali simili per uomini e donne, ma in termini assoluti la quantità dei disoccupati naturalmente differisce: 1,1 milioni di unità per gli uomini, 1 milione e 22mila per le donne.

Le stime provvisorie dell’Istat confermano ancora una volta il difficile momento per l’occupazione in Italia. Secondo numerosi osservatori, nonostante i primi segnali di ripresa, il tasso di disoccupazione in numerose aree dell’Europa continuerà a mantenersi su livelli alti e distanti dai dati pre-crisi per buona parte del 2010. Una condizione difficile che potrebbe restringere i margini della ripresa in tempi brevi salvo l’adozione di politiche tese a sostenere i consumi e di riflesso la produzione.

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