Lavoro, il ddl torna alle camere

di Barbara Weisz

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Il Governo disponibile ai cambiamenti chiesti dal presidente Napolitano. Stamattina Berlusconi al Quirinale. Ecco i punti controversi e i principali contenuti della nuova legge sul lavoro

E adesso il disegno di legge sul lavoro torna alla Camere. Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rinviato all’esame del Parlamento la legge che riforma il diritto del lavoro, e il Governo si è subito dichiarato disponibile a ridiscutere il testo sulla base dei rilievi mossi dal Quirinale. Questa mattina il presidente del Consiglio Berlusconi si è recato al Quirinale per un colloquio che, probabilmente, ha riguardano anche queststo punto.

I dubbi del Quirinale, motivati con un documento letto in aula dal presidente di Montecitorio Gianfranco Fini, riguardano la forma della legge, eccessivamente complessa ed eterogenea, e alcuni punti del contenuto, che riguardano in particolare la tutela del lavoro.

Per quanto riguarda la forma, Napolitano spiega: «il provvedimento, che nasce come stralcio di un disegno di legge collegato alla finanziaria 2009, ha avuto un travagliato iter parlamentare nel cors del quale il testo, che all’origine constava di 9 articoli e 39 commi e già interveniva in settori fra loro diversi, si è trasformato in una legge molto complessa, composta da 50 articoli e 140 commi riferiti alle materie più disparate».

Entrando poi nel merito, il presidente critica in particolare due articoli, il 31, che «modifica le disposizioni del codice di procedura civile in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro» e il 20, «relativo alla responsabilità per le infezioni da amianto subite dal personale che presta la sua opera sul naviglio di Stato». Temi che Napolitano definisce «di indubbia delicatezza sul piano sociale, attinenti alla tutela del diritto alla salute e di altri diritti dei lavoratori».

Le perplessità sull’articolo 31 riguardano l’arbitrato, ovvero la possibilità di risolvere le controversie di lavoro in modo alternativo al ricorso al giudice. Napolitano ritiene che «l’introduzione nell’ordinamento di strumenti idonei a prevenire l’insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione» sia «certamente apprezzabile» e meriti «di essere valutata con spirito aperto». Ma critica alcune disposizioni che prevedono, per esempio, che il ricorso agli arbitri possa essere deciso al momento della stipulazione del contratto fra azienda e dipendente, con un’apposita clausola. Si tratta di una fase in cui il dipendente è in una condizione di debolezza rispetto al datore di lavoro, e questo contrasta con il principio della volontarietà dell’arbitrato, che deve essere assicurata.  

La questione dell’articolo 20 riguarda le sanzioni penali per le morti o le lesioni subite dai militari sulle navi di stato, e il fatto che la norma renderebbe impossibile il risarcimento del danno.

Su questi punti il Parlamento dovrà tornare a discutere. Ma il disegno di legge prevede molti altri cambiamenti, fra cui per esempio l’introduzione dell’apprendistato a 15 anni, per cui un giovane può entrare in azienda nell’ultimo anno di istruzine obbligatoria, la possibilità per il ministero del Welfare di decidere misure di sostegno ad hoc per i disoccupati, sanzioni più severe contro il lavoro nero, la ribadita necessità di applicare le pari opportunità nella pubblica amministrazione.

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