Vulcano: l’Italia riprende a volare

di Barbara Weisz

scritto il

Riaperto lo spazio aereo italiano, nel Vecchio Continente rimangono chiusi scali importanti come Londra. Le compagnie calcolano danni intorno ai 700 mln. Sale la domanda di videoconferenze e si risparmia Co2

In Italia da questa mattina si vola. Prima solo sulle rotte nazionali, da mezzogiorno anche per tutte le altre destinazioni. In Europa la situazione è più complessa, ci sono scali che hanno riaperto, altri che funzionano solo parzialmente, altri ancora, anche molto importanti come Londra, ancora chiusi.

La situazione sta insomma migliorando, ma la normalità è ancora lontana. Eurocontrolli informa che oggi in Europa saranno operativi circa la metà dei voli. Il vulcano islandese continua intanto ad eruttare e se da una parte ci sono buone notizie (pare abbia iniziato a uscire la lava, non più ceneri), dall’altra il Nats, National Air Traffic Service britannico ha fatto sapere che c’è una nuova nube diretta verso sud e verso est, puntando sul Regno Unito.

Per chi deve viaggiare, vale sempre il consiglio di questi giorni: informarsi bene prima di partire (sono molte le destinazioni ancora non raggiungibili direttamente), e cercare poi la soluzione migliore. Da segnalare un’informazione di servizio: venerdì prossimo treni, bus e metro funzioneranno regolarmente. In considerazione dei forti disagi già esistenti, i sindacati hanno sospeso lo sciopero previsto per il 23 aprile.

Intanto, si continuano a calcolare danni e riflessi sull’economia. Le compagnie secondo le ultime stime della Iata, l’associazione delle linee aeree, hanno perso nei primi cinque giorni di stop (quindi fino a ieri sera) circa 6-700 milioni di euro. I due terzi delle perdite riguardano vettori europei.

Va detto che si tratta di cifre probabilmente destinate ad essere riviste, perchè se è vero che la situazione costa molto alle compagnie in termini di mancato fatturato, ci sarà magari da ricalcolare i risparmi sul fronte del carburante o delle spese aeroportuali. Molto dipenderà, come è logico, dalla durata del blocco. Comunque sia, i vettori stanno già facendo i primi calcoli. British Airways parla di 17- 23 milioni di euro al giorno, Air France di 35 milioni, la scandinava Sas 29 milioni in quattro giorni. 

Notevoli riflessi economici anche per tour operator e agenzie di viaggi, tanto che Federturismo ha chiesto l’intervento del Governo per sostenere i segmenti della filiera esposti ai danni. Quanto alle conseguenze sul ciclo economico, gli esperti spiegano che, perchè ci sia un reale effetto, il blocco dovrebbe proseguire per qualche altra settimana. Per il momento, insomma, a pagare lo scotto sono i settori direttamente coinvolti, ma l’economia europea nel suo complesso non dovrebbe risentirne.

Passiamo ai riflessi sul costo del carburante. Gli analisti calcolano che la domanda di benzina per i jet si è ridotta di un milione di barili al giorno, circa un quarto del consumo globale. In Europa, i risparmi equivalgono al 20% del consumo globale, che è di circa 5 mln di barili secondo Jbc Energy. Tutto questo ha un impatto intorno all’1% del consumo globale di petrolio (pari a circa 86 mln di barili al giorno nel 2010). Risultato: il prezzo di carburante per aerei è sceso di 40 dollari alla tonnellata da giovedì scorso, arrivando a 720-730 dlr.

Fra l’altro, come spesso accade, c’è anche chi ci guadagna. Per esempio, c’è un forte aumento della domanda di videoconferenze. Nei trasporti, ai problemi del comparto aereo fanno da contrappeso la forte richiesta di altri mezzi, come treni e autonoleggi. Per non parlare dei risparmi dal punto di vista ambientale.

Lo stop dei voli ha comportato un risparmio di 206mila 465 tonnellate di Co2 al giorno. I calcoli sono stati fatti da informationisbeautiful.net, che ha preso come riferimento diversi studi. Le emissioni dell’industria aerea europea sono pari a 344mila 109 tonnellate al giorno, mentre si stima che quelle del vulcano islandese siano pari a 15mila tonnellate. Al risultato di arriva calcolando la cancellazione del 60% dei voli europei.

Infine, si possono citare alternative originali. Per esempio, una bel viaggio da New York all’Inghilterra via nave. C’è una compagnia britannica, la Cunard, che è l’unica ad effettuare ancora la traversata atlantica: partenza domani, mercoledi’ 21 aprile, dal molo sull’Hudson di New York, a bordo della Queen Mary. C’è un problemino: il costo medio di una cabina si aggira sui duemila dollari a persona.

I Video di PMI