Il deficit greco spaventa l’Europa

di Barbara Weisz

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Salgono deficit e debito del paese ellenico rispetto al pil, Eurostat avverte: forse un nuovo aumento. Balzano i tassi sui bond, scende l'euro, perdono i mercati. Male anche il disavanzo dell'intera Europa, triplicato

La posizione finanziaria della Grecia si deteriora ulteriormente. Eurostat ha comunicato oggi i dati sul decifit, e se le notizie non sono buone per l’intera Europa (il dato è più che triplicato), per Atene sono ancora peggiori. L’istituto di statistica comunitario ha rivisto al rialzo sia il rapporto deficit pil greco, al 13,6%, sia il debito-pil, al 115,1%, e ha avvertito che il gap potrebbe ancora aumentare.

Immediati i riflessi sui mercati, a partire dai bond greci: il tasso dei titoli decennali è schizzato ai massimi dall’ingresso del paese nella moneta unica. Male anche l’azionario, in rosso tutti i listini, particolarmente penalizzati i titoli finanziari, Wall Street parte in ribasso e anche l’euro ha perso terreno nei confronti del dollaro. Tutto questo, mentre è in corso il negoziato del governo greco con Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale sul piano di aiuti per uscire dall’emergenza.

Il ministro delle Finanze greco George Papacostantinou ha subito comunicato che il dato pubblicato da Eurostat «non cambia l’obiettivo di riduzione del deficit di 4 punti percentuali del pil per il 2010» e garantisce «la correttezza dei dati e delle statistiche sul paese».

Il disavanzo della Grecia misurato da Eurostat è pari al 13,6%, dal 12,9% notificato a Bruxelles da Atene, e potrebbe ancora aumentare fra lo 0,3 e lo 0,5% del pil, e lo stesso discorso vale per il debito, che potrebbe salire fra il 5 e il 7% del pil. Il problema è che Eurostat «esprime riserve sulla qualità dei dati riportati dalla Grecia per il 2009 a causa di alcune incertezze» e in cooperazione con le autorità elleniche sta completando i calcoli.

Nel frattempo prosegue il negoziato con Ue e Fmi iniziato ieri. Secondo quanto ha dichiarato lo stesso ministro greco, durerà circa due settimane, ma è possibile che l’accordo arrivi prima, anche in considerazione delle pressioni che in questo senso arrivano dai mercati. In discussione, un piano da 45 miliardi di euro, di cui 30 arriverebbero dalla Ue. Il prossimo fine settimana avrà un valore non certo secondario, visto che Papacostantinou sarà a Washington per la riunione del Fmi e incontrerà Dominique Strauss Kahn.

Da sottolineare, infine, che oggi in Grecia, per la quarta volta dall’inizio dell’anno c’è uno sciopero dei dipendenti pubblici, che protestano contro il piano di austerity deciso dal governo per sostenere l’uscita dalla crisi. Se il caso greco è il più allarmante, non è l’unico elemento critico dei dati Eurostat di oggi. Ci sono preoccupazioni per la solidità dell’Irlanda, che pure ha subito una revisione al rialzo del rapporto deficit pil al 14,3% dal precedente 11,7%.

Ma soprattutto c’è il dato complessivo dell’Europa. Il disavanzo in Eurolandia nel 2009 è più che triplicato, arrivando al 6,3% del pil rispetto al 2% del 2008, mentre fra i 27 partner Ue è al 6,8% dal 2,3. E il debito pubblico è al 78,7% nell’Eurozona, dal 69,4% dell’anno precedente, e al 73,6% nella Ue 27, dal precedente 61,6%.

Il disavanzo è aumentato nel Regno Unito, 11,5%, Spagna, 11,2%, Francia, 7,5% e Portogallo, -7,1%. In Italia è al 5,3% del pil, cifra che convalida il dato del governo. La Penisola continua però ad avere la maglia nera sul fronte del debito, al 115,8% (contro il 115,1 della programma di stabilità). Eurostat ha comunicato che sono dodici gli stati con un debito pubblico sopra il 60% del pil, fra cui Francia, 77,6%, Germania, 73,2%, e Gran Bretagna, 68,1%.