Cavalieri del lavoro: le donne e il Made in Italy

di Barbara Weisz

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Premiate cinque signore e diversi esponenti del made in Italy, dalla moda all'agroalimentare. Domani i 25 riconoscimenti, consegnati da Napolitano

L’appuntamento, come da tradizione, è per domani. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Festa della Repubblica, nominerà i 25 nuovi Cavalieri del Lavoro. E quest’anno, particolarmente solenne per i 150 anni, il Quirinale ha fatto delle scelte che premiano in particolare il made in Italy, dalla moda all’enogastronomia, e le donne.

Sono ben cinque le signore, ovvero un quinto del totale, e non è un numero da sottovalutare visto che su oltre 2600 cavalieri del lavoro in Italia, le rappresentanti del gentil sesso sono poco più di trenta (fra le più note, Diana Bracco, Alberta Ferretti, Laura Biagiotti). I premi in rosa: Anna Molinari, che dopo aver lavorato nel laboratorio di maglieria di famiglia a Carpi si è messa in proprio (a 22 anni) e insieme al marito ha creato il marchio Blumarine. Serenella De Martini Pacifico, a capo dell’industria di costruzioni che era del marito, che esiste a Napoli dalla metà dell’Ottocento. C’è poi una signora del vino, Maria Cristina Loredan Rizzardi, che ha portato al successo l’azienda vitivinicola di famiglia, nata all’inizio del Novecento dalla fusione di due antiche cantine, la Guerrieri (quattrocentesca) e la Rizzardi e oggi unica nel veronese a produrre in tutte le quattro le doc: Bardolino, Valpolicella, Soave e Valdadige. Quindi un’imprenditrice turistica, Maria Carla Macola, ad della Sitla, che nella Laguna di Venezia e dintorni gestisce strutture dedicate alla ricezione e alle attività all’aria aperta, dal camping ai bungalow ai resort ai campi da golf ai centri ippici. Infine Paola Santarelli, amministratrice delle Costruzioni Generali Santarelli, una signora dell’edilizia.

La panoramica dei nuovi cavalieri può continuare con alcune firme importanti dell’abbigliamento, come Alessandro Benetton, erede della dinastia di Ponzano Veneto, e Brunello Cucinelli, il re del cashmere che ha iniziato con un piccolo laboratorio a Perugia e dagli anni ’80 produce nel borgo trecentesco di Solomeo, in Umbria. Dalla moda all’alimentare, altro fiore all’occhiello del made in Italy, con i premi a Gian Domenico Auricchio, la cui famiglia produce formaggi dalla fine dell’800, ad Aldo Balocco, che dirige l’azienda dolciaria fondata dal padre nel 1927, a Sebastiano Pitruzzello, un signore emigrato negli anni sessanta in Australia dove ha fondato la Pantalica Cheese Company, sede a Thomastown, Melborune, che ha portato al successo in Australia e nell’Asia del Sud in prodotti caseari della tradizione italiana e che ora ha esteso la produzione anche al vino e all’olio. E ancora Carlo Pontecorvo, che ha riportato in Italia la Ferrarelle, e Michele Rubino, che dirige l’azienda di famiglia, la Cafè do Brasil.

C’è anche un imprenditore delle ceramiche, Franco Manfredini, che ha iniziato come dipendente alla Casalgrande Padana (è stato il primo assunto, nel 1961), l’azienda che ora possiede e dirige e che vanta una leadership mondiale sul grès porcellanato.

C’è un altro big del turimo, Pierluigi Foschi, numero uno di Costa Crociere. Rappresentato anche il mondo hi-tech, ma con la distribuzione, grazie a Pierluigi Bernasconi, che ha portato in Italia Media World. Spicca il nome di Francesco Tornatore, che è il fratello del regista Giuseppe, e che ha fondato a Catania il gruppo di tlc Ntet. C’è un manager, Mauro Moretti, una carriera delle Ferrovie, dove è entrato subito dopo la laurea per diventarne ad nel 2006.

Per finire, gli altri nomi: Paolo Barberini (Midal spa, settore commercio), Oreste Brero (Sila Holding, settore metalmeccanico), Mario Cappellini (Ecm, elettromeccanica), Giovanni Cartia (Banca Agricola Popolare di Ragusa), Carlo Clavarino (Aon Italia, assicurazioni), Giovanni De Censi (Credito Valtellinese), Diego Mosna (Diatec, cartario), Andrea Riffeser Monti (Monrif, editoria).

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