Quattro giorni di congedo per i papà

di Barbara Weisz

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C'è l'obbligo per gli uomini che diventano padri di stare a casa quattro giorni nelle due proposte alla Camera. L'Italia si allinea all'Europa

In Italia è già possibile, per un papà, chiedere il congedo parentale quando nasce un bambino. Ma l’abitudine di stare a casa, per il genitore di sesso maschile, non è certo molto diffusa, visto che le richieste sono sotto il 4%. Ma ora in arrivo c’è il permesso obbligatorio: quando arrivà il bebè, il padre dovrà stare a casa quattro giorni. La normativa non c’è ancora, ma il cammino legislativo è iniziato con la discussione, attualmente in corso, alla commissione Lavoro della Camera.

Sono due le proposte di legge su cui i deputati stanno lavorando, una del Pd (scritta da Alessia Mosca e firmata da 25 onorevoli) e una del Pdl (messa a punto da Barbara Saltamartini e sottoscritta da 36 colleghi), ed entrambe prevedono quattro giorni a casa per i neo papà. Sembra dunque esserci un accordo traversale sull’ipotesi del congedo obbligatorio anche per gli uomini.

«Il vero obiettivo è passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità», spiega Saltamartini, mentre Alessia Mosca fa notare che dopo la parità in materia di età pensionabile, dal 2012 a 65 anni per tutti, «è opportuno riequilibrare anche un altro pezzo della vita, e cioè la cura dei figli che non può essere a carico solo delle mamme». Del resto, è stato lo stesso presidente di Commissione, Silvano Moffa, relatore di entrambe le proposte, a sottolineare davanti agli esponenti della Commissione che «l’Italia sconta ancora un grave ritardo nelle politiche di sostegno alla genitorialità» e «cioè si traduce in un tasso di natalità inferiore alla media europea, in una insufficiente partecipazione delle donne al mondo del lavoro, nella scarsa condivisione da parte degli uomini delle responsabilità genitoriali».

Si tratta di quattro giorni retribuiti pienamente, dunque a carico delle aziende per i dipendenti e dell’istituto previdenziale per gli autonomi. Entrambi i testi propongono una novità anche per la maternità, chiedendo di portare l’indennità al 100% della retribuzione, dall’attuale 80%, per i cinque mesi di congedo obbligatorio.

La proposta della maggioranza prevede, fra le altre cose, per i neo papà anche la possbilità di prendersi dieci giorni di permesso retribuito, oppure 15 giorni in caso di parti gemellari, entro due mesi dalla nascita del figlio, e quella di ridurre l’orario giornaliero del 25% per i sei mesi, con la conseguente ridefinizione dello stipendio e il versamento dei contributi figurativi da parte dell’ente previdenziale di appartenenza.

In tema di congedi di paternità, comunque, l’Italia arriva in ritardo rispetto a diversi partners comunitari. Il paese più all’avanguardia è la Svezia, dove i giorni che il padre deve necessariamente passare a casa sono 30: si può scegliere se farli tutti insieme oppure suddividerli in quattro tranche da utilizzare nel corso dell’anno. Segue la Francia, con un congedo obbligatorio di 11 giorni. Lo utilizzano effettivamente circa il 73% dei padri fra i 30 e i 40 anni.

In Spagna, i giorni a casa sono quattro, a cui se ne aggiungono altri 30 facoltativi. C’è poi un nutrito gruppo di paesi che ne prevede tre, fra cui Germania, Gran Bretagna e Portogallo. I dati relativi a quest’ultimo paese fanno ben sperare: il congedo obbligatorio è stato introdotto nel 2002, prima era facoltativo  e non riscuoteva un grande consenso: lo chiedeva meno del 2% degli uomini. Ora, con l’obbligatorietà, la percentuale è salita al 22%.

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