Viaggio fra le economie mondiali: il Brasile

di Barbara Weisz

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È molto competitivo sui campi di calcio, ma non solo: il Brasile è una delle quattro grandi economie emergenti del mondo

Il 2009 ha risentito della crisi e il pil della Brasile è leggermente sceso, dello 0,2%. Ma già gli ultimi mesi dell’anno avevano evidenziato una notevole ripresa, con il +4,3% del quarto trimestre, e il 2010 sta andando ancora meglio, con un boom del 9% da gennaio a marzo che ha sorpreso persino il ministro dell’Economia, Guido Montega, che per la fine dell’anno stima una crescita superiore al 6%.

Come si vede, i numeri del Brasile in termini di crescita sono distanti anni luce da quelli italiani ed europei, e sono superiori anche rispetto a quelli americani. Non a caso, il paese è uno dei quattro Bric, il club delle quattro grandi economie emergenti del pianeta (Brasile appunto, più Russia, India e Cina). 

Nell’indice globale della competitività messo a punto ogni anno dal World Economic Forum è al 56esimo posto, ha guadagnato otto posizioni rispetto all’anno precedente (il 2008) e ha scavalcato la Russia. Pur essendo un paese in cui ancora convivono enormi disparità economiche e sociali, a partire dagli anni novanta la situazione è notevolmente migliorata.

La competività è appesantita da alcuni fattori che restano critici, come l’ambiente istituzionale (93esimo posto su 133 paesi classificati), la stabilità macroeconomica (109esimo), l’efficienza del mercato del lavoro (80esimo), così come servono ancora passi in settori come l’istruzione, soprattutto a livello primario, che sconta anche le diseguaglianze fra le diverse zone del paese (meglio invece le università).

Fra i punti di forza, invece, le dimensioni di un mercato domestico che è fra i primi dieci del mondo, nono per la precisione. Del resto, stiamoo parlando di un paese che ha più di 194 milioni di abitanti. Vanta anche uno dei mercati finanziari più sviluppati della regione, un ottimo potenziale di innovazione.

È un paese con un’agricoltura molto sviluppata, fra i primi esportatori al mondo di una serie di prodotti come la soia, il caffè, la canna da zucchero, gli agrumi, il cacao, il cotone. Fa largo uso di biotecnologie, e può contare su una forte industria alimentare. Intenso anche l’allevamento e la produzione di legnami, anche preziosi. È alle prese, però, con notevoli problemi di sostenibilità legati alla deforestazione selvaggia di patrimoni naturali fondamentali per l’ecosistema, a partire dalla foresta amazzonica.

Produce petrolio, un settore in cui ci sono potenzialità di sviluppo. È fra i primi dieci paesi al mondo per produzioni (presenti grandi marchi italiani, come Fiat). In genere l’industria autombilistica attira molti marchi stranieri, così come si sta potenziando il settore hi-tech. Molto forte l’industria aerospazionale: la brasiliana Embraer è il terzo colosso mondiale del settore. E ha un settore dei servizi in forte espansione, che conta per oltre il 50% del pil, e ha saputo puntare sull’alta professionalità per esempio in settori chiave come quello finanziario. È il principale partner commerciale dell’Italia in America Latina.

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