Viaggio fra le economie mondiali: la Spagna

di Barbara Weisz

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In Europa è fra i paesi più colpiti dalla crisi. Ancora negativo il pil del 2010, la crescita tornerà nel 2011. E Bruxelles chiede altri tagli

La Spagna che oggi esordisce ai mondiali è la squadra di un paese fra quelli che, in Europa, maggiormente hanno sofferto la crisi. Con uno sviluppo molto focalizzato sul settore edilizio, il paese ha risentito particolarmente dello scoppio della bolla immobiliare.

È fra i pochissimi, in Europa, a non aver ancora invertito la marcia dopo la recessione. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, il pil resterà in negativo per quest’anno, si attende un calo di 0,4 punti, mentre tornerà in attivo, +0,9%, l’anno prossimo.

Ancora negli ultimissimi giorni, sono tornate alla ribalta le preoccupazioni per una tenuta del sistema paese, e sono rimbalzate, non per la prima volta, voci di un’imminente richiesta di finanziamenti a Ue, Fmi e Tesoro americano per 250 miliardi di euro. Immediata la smentita, in tutti e tre i casi categorica, del governo iberico, di Bruxelles, del Fmi e del ministero Usa. 

Più volte si sono rincorse preoccupazioni per un rischio insolvenza che in realtà tutte le autorità hanno sempre escluso. Pur essendo il paese fra i fanalini di coda del Vecchio Continente, alle prese con una disoccupazione al 20%, e che ha appena varato nel giro di pochi mesi ben due manovre correttive. Che, fra l’altro, secondo l’Europa non sarebbero ancora del tutto sufficienti, pur essendo state approvate.

Il rapporto della Commissione guidata da Olli Rehn ha promosso le misure previste per quest’anno, ma ha stabilito che «i recenti provvedimenti annunciati potrebbero non essere sufficienti a raggiungere gli obiettivi di deficit per il 2011». Il taglio dell’1% previsto dal governo Zapatero non è sufficiente, bisogna incrementarlo di uno 0,75%. Bruxelles, chiede in sostanza ulteriori risparmi pari all’1,75% del pil.

Dunque, dovranno essere decise nuove misure, in un clima che vede l’esecutivo di Madrid al centro delle critiche e delle proteste dei sindacati, che sono scesi in sciopero contro le manovre anti-crisi. L’ultima ha previsto tagli per 15 miliardi da distribuire fra il 2010 e il 2011, dopo che già a febbraio erano stati annunciati risparmi per 50 miliardi su tre anni. Fra le misure più impopolari: la riduzione del 5% degli stipendi degli statali, il congelamento delle pensioni, tagli alla spesa sociale.

Periodo non facile insomma per un paese che fino a pchi anni fa sembrava lanciato verso la crescita. Ma le preoccupazioni per un eventuale default, sulla scia della crisi greca, non appare molto probabile (anche se sono stati lanciati allarmi da economisti di spicco a livello internazionale).

Il deficit è alto, all’11,4%, e secondo l’Europa dovrà scendere sotto la soglia limite del 3% (così come in tutti gli altri paesi). Ma la qualità del debito non è paragonabile a quella greca, è ancora a livello AAA per le maggiori agenzie di rating (per la verità, anch’esse ultimamente molto contestate). E comunque il debito è al 55% del pil, non al 113% come in Grecia. E il pil iberico è quattro volte superiore a quello di Atene.