Legambiente presenta Pendolaria 2010

di Barbara Weisz

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La regione che ha investito di più nel 2010 è la Campania, il maggior numero di pendolari è in Lombardia. Il rapporto con altre metropoli europee

Fra le regioni più virtuose, per esempio in termini di investimenti, spicca la Campania, che emerge anche in materia di proposte tariffarie. La regione con il maggior numero di pendolari che prendono il treno è invece la Lombardia, con 594.000 viaggiatori al giorno, il 22% di tutti i pendolari ferroviari del paese. Sono alcuni dati che emergono da “Pendolaria 2010”, il consueto rapporto di Legambiente sul settore, dal quale comunque si rileva una situazione di generale arretratezza.

Iniziamo con il capitolo degli investimenti. La Campania (che ha anche introdotto il biglietto unico per l’intera area metropolitana) è la regione che ha destinato più stanziamenti al servizio ferroviario e all’acquisto di nuovi treni: 98 milioni di euro nel 2010, pari allo 0,64% del bilancio regionale. Seguono Puglia e Toscana, mentre la Lombardia è quarta con lo 0,43% di risorse rispetto al bilancio.

In genere, il rapporto è particolarmente critico nei confronti della Lombardia. Negli ultimi anni c’è stato un importante investimento in nuovi treni, che però viene considerato «ancora insufficiente a far fronte al notevole fabbisogno». Se ai 594 viaggiatori che ogni giorni prendono il treni si aggiungono gli utenti delle autolinee, si arriva a oltre 950mila pendolari che quotidianamente si rivolgono al trasporto pubblico. Legambiente sottolinea che la regione «tra il 2003 e il 2010 ha investito 400 milioni di euro di risorse proprie in strade e autostrade», mentre «gli investimenti in ferrovie sono stati esattamente la metà». C’è anche chi ha fatto peggio, come il Veneto, «dove il rapporto tra spese in opere stradali e ferroviarie è 15 a 1, o l’Emilia Romagna, con un rapporto 20 a 1».

Il presidente di Legambiente Lombardia Damiano Di Simine ritiene che la Lombardia «possa finalizzare i propri investimenti ad un realistico obiettivo di raddoppio dei viaggiatori che usano il mezzo pubblico entro il 2020, attraverso un piano che assegni priorità all’ammodernamento di mezzi e infrastrutture, alla capillarità, all’aumento di frequenza dei servizi, all’integrazione tariffaria».

Secondo i numeri forniti dall’associazione ambientalista, «fatta 100 la dotazione media di infrastrutture in Europa», l’Italia «ha un indice 70 per le autostrade, 37 per le metropolitane, 47 per le ferrovie suburbane». Premesso che la geografia del territorio può in parte «motivare molte differenze (ad esempio, l’Italia ha una rete autostradale doppia di quella della Gran Bretagna a parità di popolazione) e che quindi questi numeri vanno presi con prudenza», Legambiente ritiene che il ritardo pesi «in primo luogo sulle linee ferroviarie per i pendolari».

Un confronto fra Milano e altre città di dimensioni simili, come Barcellona e Monaco di Baviera, propone i seguenti dati: «a disposizione dei milanesi ci sono 186 km di ferrovie suburbane e 3 linee della metro, a Monaco i chilometri della rete ferroviaria suburbana sono 442 km e sono sei le linee metropolitane, a Barcellona ci sono 495 km di linee ferrovierie e 11 linee di metropolitana». Le tariffe, però, nella città spagnola sono decisamente più alte.

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