Un premio nobel alla Bocconi

di Barbara Weisz

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Michael Spence, che ha vinto il massimo riconoscimento per l'economia nel 2001 con Stiglitz e Akerlof, insegnerà al Master in business administration.

«La grande sinergia fra l’insegnamento e la ricerca: l’entusiasmo della ricerca viene trasmesso nel processo di apprendimento, e l’energia e la curiosità degli studenti producono nuove idee nella ricerca». È questo, secondo Michael Spence, il segreto del successo di istituzioni accademiche come Oxford, Stanford e Harvard. E ora, ad avvantaggiarsi del sapere e dell’esperienza accademica dell’economista, premio Nobel nel 2001 insieme a Joseph Stiglitz e George Akerlof, saranno gli studenti del Master in business administration della Bocconi.

Spence insegnerà per i prossimi anni nell’ambito del programma full time del Mba, dopo che per l’edizione in corso ha fatto lezione sul tema “Growth in the emerging economies“. Un argomento particolarmente caro all’economista, che è anche presidente della Commissione on growth and Development, un policy group internazionale impegnato a promuovere la crescita sostenibile e la riduziuone della povertà nei paesi in via di sviluppo.

Michael Spence è anche professore di Economia alla New York University Stern School od Business, professore emerito alla Graduate School of Business di Stanford, di cui è stato anche preside negli anni novanta. Si è aggiudicato il Nobel per l’economia del 2001, insieme ai due colleghi, per gli studi sulle asimmetrie informative sui mercati, uno dei temi più caldi del nuovo millennio in campo economico e finanziario. 

Inutile sottolineare che la sua presenza va a rafforzare il prestigio internazionale del Mba delle Bocconi, che quest’anno ha ottenuto la 28esima posizione in classifica nella classifica globale del Financial Times, posizionandosi così nella top ten europea, e la cui faculty è composta per circa un quarto da docenti internazionali. Si tratta di un fattore competitivo non indifferente in una paese in cui l’attrattività del sistema universitario è considerata relativamente scarsa, sia sul fronte degli studenti che su quello del corpo insegnanti.

Quello dell’internazionalità è invece un paradigma che sempre più si va affermando come fondamentale, in campo accademico ma anche in quello professionale e, nella fattispecie, manageriale. L’apertura mentale, la consapevolezza dei grandi temi del mondo contemporaneo, i valori della cultura sono stati, ad esempio, al centro di una lezione sulla leadership tenuta all’inizio del mese scorso dal top manager Sergio Marchionne all’Alma Graduate School di Bologna.

Tornando a Spence, vale la pena di sottolineare un curriculum di studi che la dice lunga sull’importanza della cultura a 360 gradi: laurea in filosofia a Princetown e in matematica a Oxford, Ph.d in economia ad Harvard (dove ha anche insegnato). Lui stesso, nell’autobiografia consegnata all’Accademia di Stoccoloma in occasione del nobel, fra le altre cose mette l’accento sulla «precisione del pensiero, il potere dell’astrazione, l’uso di simboli per catturare strutture e relazioni», fattori che definisce particolarmente importanti nella sua formazione.

Michael Spence, 68 anni, nato nel New Jersey (ma per caso, dice lui, in realtà negli anni della sua nascita la famiglia viveva in Canada, ma erano frequenti gli spostamenti negli States a causa degli impegni lavorativi del padre), ha due figlie, da diversi anni vive a Milano con la moglie Monica Cappuccini.