Fiat, dopo il plebiscito alla ex Bertone

di Barbara Weisz

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La situazione è complicata: la Fiat chiede un accordo. I delegati aziendali pronti a firmare, ma a livello nazionale la Fiom continua la battaglia.

Il voto alla ex Bertone sul piano Fiat apre l’ennesimo capitolo sullo scontro fra l’azienda e la Fiom ma anche sul cambiamento in atto nelle relazioni sindacali italiane. Contrariamente a quanto successo nei mesi scorsi prima a Pomigliano poi a Mirafiori, a Grugliasco ieri il sì ha vinto con un plebiscito: 888 voti favorevoli, pari all’87,6%, contro 11 no, 10 schede bianche e 4 nulle.

Risultato indiscutibile dunque, per di più in un fabbrica in cui la Fiom conta la stragrande maggioranza degli iscritti (741 su 1092 lavoratori). La svolta è maturata l’altro ieri mattina, quando nel corso delle assemblee che hanno preceduto il referendum i rappresentanti sindacali aziendali della sigla metalmeccanica della Cgil hanno dato indicazione per il voto favorevole.

I lavoratori hanno votato sull’applicazione alla ex Bertone, fabbrica in cui gli operai sono in cassa integrazione da sei anni, del contratto di Pomigliano e Mirafiori. L’azienda si è impegnata a un investimento di 550 milioni di euro per costruire nello stabilimento un modello di Maserati.

Ma la situazione, pur dopo il voto plebiscitario, sembra tutt’altro che fluida. Da una parte, si registra quella che si potrebbe definire spaccatura interna alla Fiom, perchè se i delegati interni hanno deciso per il sì, a livello nazionale la sigla sindacale continua a definire “illegittimi” gli accordi in questione, contro cui ha anche presentato un ricorso al Tribunale di Torino. I dirigenti nazionali della Fiom non hanno criticato la scelta degli operai di Grugliasco, definita “un atto di legittima difesa di chi è sottoposto a ricatto”. Resta il fatto che permane una differenza sostanziale fra la posizione nazionale e il sì aziendale al referendum.

In questo senso va forse letta la posizione espressa dall’azienda alla luce del risultato referendario. «La Fiat prende atto del risultato della consultazione organizzata dalla Rsu dei lavoratori dello stabilimento Officine Automobilistiche Grugliasco», e «apprezza il grande senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti». Il comunicato però continua: «Si attende ora di verificare la disponibilità delle organizzazioni sindacali a formalizzare la proposta aziendale che comporta l’applicazione anche nelle Officine Automobilistiche Grugliasco, a partire dal 1 gennaio 2012, del Contratto collettivo specifico di primo livello già previsto per lo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco e per quello di Mirafiori».

In presenza «della firma di un accordo e dell’esistenza delle condizioni applicative necessarie provvederà a dare il via libera al piano di investimenti». Oggi c’è da registrare un nuovo fatto: i delegati aziendali della Fiom si sono dimessi, quindi bisognerà procedere a rieleggere le rappresentanze sindacali aziendali. Nel frettempo, i delegati attuali (di tutti i sindacati, anche Fim a Uilm) hanno chiesto un incontro all’azienda. L’intenzione è quella di firmare, tutti, l’intesa.

Ma a livello nazionale la firma della Fiom continuerà a non esserci. Lo ha ribadito oggi lo stesso segretario, Maurizio Landini. Il quale è anche tornato a cheidere alla Fiat l’apertura di un tavolo sull’intero piano industriale.

Una spaccatura interna, secondo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: «C’è una scollatura tra i vertici che dicono no e i lavoratori nelle fabbriche». Secondo Landini, invece, il voto di ieri e la situazione attuale dimostrano ulteriormente che «senza di noi la Fiat non ha il consenso nelle fabbriche».