La manovra: i tagli e lo sviluppo

di Barbara Weisz

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Fra decreto e delega fiscale, un provvedimento da 48 miliardi, di cui 40 nel biennio 2013-2014. Ma ci sono anche misure per favorire la crescita.

Agevolazioni fiscali per le nuove imprese, l’obiettivo di incrementare le reti d’impresa, una serie di liberalizzazioni ad esempio per l’attività degli esercizi commerciali e lo snellimento della giustizia civile. Sono alcuni dei punti relativi a uno dei capitoli fondamentali della manovra appena presentata dal Governo: la crescita. Perchè se da una parte l’Italia ha l’assoluta necessità di rispettare i vincoli di bilancio imposti dall’Europa, dall’altra non può sottovalutare il problema della bassa crescita, fra l’altro sottolineato a più ripresa negli ultimi mesi da attori importanti del panorama produttivo, Confindustria in primis, e dai report internazionali.

La manovra, come ampiamente anticipato nei giorni scorsi, è molto ingente e anche discretamente complicata. In tutto, circa 48 miliardi al 2014, con una complessa “clausola di salvaguardia” che assicura per legge il rispetto degli obiettivi: il Governo punta a centrarli con la riforma assistenziale, ma se questo non succederà arriveranno misure fiscali per compensare il “mancato risparmio”.

Gli effetti della manovra si dispiegheranno soprattutto nel 2013-1014. Queste le cifre precise: due miliardi nel 2011 e sei nel 2012, tutti nel decreto. Nel 2013, bisogna raggiungere quota 20 miliardi: 17,8 dal decreto, 2,2 miliardi dal ddl delega fiscale. Nel 2014 bisognerà aggiungere 7,5 miliardi alla manovra rispetto a quella del 2013, arirvando quindi a un totale di 25,3 miliardi, e 12,5 miliardi alla parte fiscale e assistenziale, per arrivare a un totale di 14,7 miliardi. In pratica, nel biennio 2013-2014 bisogna mettere in campo una manovra complessiva da 40 miliardi (da aggiungere alle cifre dei due anni precedenti).

Qui il meccanismo si complica: il Governo ritiene che riuscirà a fare la riforma assistenziale, dalla quale arriveranno risparmi per 17 miliardi, con una serie di misure uniformate al principio che l’assistenza si concentri dove c’è effettivo bisogno. Se però la riforma non dovesse passare, scatterà per legge la riduzione delle agevolazioni fiscali, e qui sta il marchingegno della clausola applicativa. Nel dettaglio, scatterà un blocco del 15% di tutti i regimi di agevolazioni fiscali, che riguardano qualcosa come 476 voci, per un totale di 160 miliardi di euro.

Tornando alla parte che maggiormente interessa le imprese, che riguarda come detto all’inizio la parte del decreto relativa allo sviluppo, previste ad esempio agevolazioni fiscali per le nuove imprese aperte da giovani e da persone espulse dal mondo del lavoro, con un regime del 5% sintetico in cinque anni.

Sulla base della constatazione che, come ha sottolineato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il Pil italiano è composto in buona patre dalle piccole e medie imprese, un patrimonio che va salvaguardato, viene indicato l’obiettivo di incrementare “le reti d’impresa”, uno strumento che consente agli imprenditori di salvaguardare l’individualità delle proprie aziende creando però delle reti con altri società del proprio settore per le pratiche bancarie, quelle con la pubblica amministrazione, l’export. Tremonti ha anche citato un particolare settore, quello del turismo, per cui si prevedono dei “distretti”, con un unico referente delle imprese per tutte le autorizzazioni.

Ci sono poi liberalizzazioni negli orari degli esercizi commerciali nel week end, lo snellimento della giustizia civile, con misure che mirano a ridurre le cause arretrate e velocizzare i procedimenti. Altro elemento interessante per le aziende, il progetto di portare la banda larga in tutta Italia.

Infine, i costi della politica. Trattasi, ha spiegato Tremonti, di un cambiamento a cui bisogna arrivare attraverso una riforma, non per decreto. La manovra, comunque, secondo il ministro contiene già una serie di indicazioni. C’è l’obiettivo di adeguare tutti i compensi alle medie europee, di tagliare una serie di benefici, di promuovere la trasparenza delle voci di spesa.

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