Green economy, un manifesto per l’Italia sostenibile

di Barbara Weisz

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Le aziende green presentano un Manifesto in sette punti per combattere la crisi anche attraverso la valorizzazione del settore ambientale.

Le imprese della green economy fanno squadra contro la crisi e per promuovere lo sviluppo. Efficienza e risparmio energetico, energie rinnovabili, riciclo, valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, normativa ambientale di qualità europea: sono alcuni dei grandi temi intorno ai quali si sviluppa un Manifesto in sette punti “per un futuro sostenibile dell’Italia”. Lo hanno presentato le maggiori organizzazione e le imprese del settore.

Fra i promotori, e primi firmatari di questo Manifesto per la green economy, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo  Sviluppo Sostenibile, Aldo Fumagalli, presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria, Roberto Testore, presidente del Green economy network di Assolombarda, Roberto De Santis, presidente del Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), Danilo Bonato, presidente del Coordinamento dei consorzi dei RAEE (riciclo rifiuti elettronici), Monica Cerroni, presidente di FISE-Assoambiente (imprese servizi ambientali), Corrado Scapino, presidente di Fise-Unire (imprese recupero), Daniele Fortini, presidente di Federambiente, Simone Togni, presidente di ANEV (Associazione nazionale energia del vento), Agostino Re Rebaudengo presidente di APER (produttori energie fonti rinnovabili), Giancarlo Morandi, presidente del Cobat (Consorzio Naizonale raccolta batterie), Flavio Sarasino, presidente di Federpern (produttori idroelettrici).

Come si vede, una nutrita rappresentanza di un settore emergente come quello della green economy, che sollecita «una visione innovativa, capace di mobilitare le energie migliori del paese» e sottolinea che «l’innovazione e la conversione ecologica possano dare un grande contributo», non solo per tutelare l’ambiente, «ma per produrre occupazione, rivitalizzare l’economia e creare opportunità di nuovo sviluppo».

E allora vediamoli, questi sette punti.

  • Efficienza e risparmio di energia: un obiettivo raggiungibile attraverso la riqualificazione degli edifici esistenti, la realizzazione di nuovi edifici a “consumi zero o quasi zero”, la mobilità urbana sostenibile, le analisi energetiche dei processi produttivi e dei prodotti, la diffusione delle migliori pratiche e delle tecnologie ad alta efficienza energetica nell’industria e nei servizi. Il tutto, per ridurre i costi delle importazioni, tagliare quelli delle bollette, ridurre le emissioni, migliorare la competività economica, creare nuovi posti di lavoro.
  • Sviluppo delle energie rinnovabili. Qui andrebbero mantenuti «adeguati sistemi di incentivazione» sia nel settore elettrico che in quello termico, rafforzate le filiere produttive, migliorata la rete. Necessari quadri normativi e programmatici nazionali e regionali certi e adeguati.
  • Uso efficiente delle risorse e lo sviluppo del riciclo. Suggerite misure di prevenzione che coinvolgano i processi produttivi e la progettazione dei prodotti, il riuso e i modelli di consumo. Esempi: diffondere le migliori pratiche di raccolta differenziata, adeguare gli impianti regionali, anche per «realizzare l’obiettivo europeo di avviare al riciclo almeno il 50% dei rifiuti urbani e il 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione».
  • Miglior tutela del patrimonio culturale e naturale, anche con un apposito fondo alimentato con attività sostenibili capaci di produrre ritorni economici. Qui si sottolinea anche la necessità, più che mai attuale in questi giorni di disastri causati dal maltempo, di promuovere «la manutenzione e la prevenzione dei rischi di dissesto idrogeologico». Si tratta di patrimoni fondamentali per molte attività economiche: turismo, agroalimentare, Made in Italy.
  • Elevata qualità ecologica e una nuova sobrietà, anche attraverso una normativa ambientale di qualità europea, più semplice e stabile, con procedure di autorizzazione più veloci e con controlli efficaci, che ad esempio incoraggi la tendenza in atto alla certificazione con etichetta ecologica dei prodotti e a quella ambientale delle imprese.
  • Rilancio del protagonismo delle città, grandi e piccole, coinvolgendo in modo attivo le imprese.
  • Infine, le imprese del settore green propongono di individuare un percorso condiviso di cambiamento e di sviluppo, indispensabile anche per il risanamento del debito pubblico.

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