Osservatorio Accredia: sono 90.000 le aziende certificate ISO 9001

di Manuela Giammarioli

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Per il 90% dei manager la certificazione ISO 9001 aiuta le imprese nella gestione e aumenta la redditività. Ma il rischio è che sia data con facilità.

Accredia, l’ente italiano di accreditamento, ha presentato il proprio Osservatorio, avviato con l’obiettivo di “monitorare le dinamiche, i cambiamenti, gli elementi di forza e le criticità del settore della certificazione, con particolare riguardo al segmento dei Sistemi di Gestione per la Qualità”.

Realizzato con la consulenza tecnico-scientifica del Censis e il supporto di Manageritalia, la federazione che opera sul territorio nazionale e locale rappresentando i suoi associati “nella stipulazione dei contratti collettivi, nelle vertenze collettive e nei rapporti con enti, autorità e istituzioni”, lo studio ha preso in esame l’andamento della domanda e dell’offerta delle certificazioni e la loro effettiva influenza sulle prestazioni aziendali.

L’analisi svolta rivela che 90.000 aziende italiane, cioè circa il 60% del totale, sono in possesso della certificazione ISO 9001, che secondo il 90% dei manager di aziende che ne dispongono influisce in maniera positiva sulle prestazioni delle imprese e incrementa la razionalizzazione della loro organizzazione interna. In effetti, nel confronto effettuato da Accredia tra due campioni, il primo composto da 1000 aziende certificate, il secondo da altrettante realtà aziendali non certificate, è emerso che le prime mostrano con il passare del tempo migliori risultati sia nella gestione corrente che nei livelli di redditività del capitale, del fatturato e degli investimenti.

Lo scorso anno, ad esempio, l’indice di redditività del capitale investito (ROI, Return On Investment) è stato pari al 6,22% nelle imprese in possesso di certificazione, mentre per le altre è stato appena dello 0,1%. Anche le imprese certificate mostrano tuttavia alcuni aspetti più deboli: la certificazione ha dimostrato infatti di avere un “effetto neutrale” sugli equilibri finanziari e le misure di produttività.

L’Osservatorio ha pure indagato le ragioni per cui le aziende richiedono l’ISO 9001: un peso rilevante riveste l’obbligo legale di certificazione per partecipare a taluni bandi e gare; altre forti motivazioni sono costituite dall’indubbio prestigio che l’azienda acquista una volta certificata e dal desiderio in questo senso manifestamente espresso dai clienti.

Varie sono le attese delle imprese nei confronti degli organismi certificatori: fra queste la più rilevante è la capacità di “realizzare un’analisi seria dell’azienda e fornire consigli per migliorare”, un auspicio condiviso dal 70,5% delle aziende in esame, la maggioranza delle quali ha tuttavia ammesso i propri dubbi verso una certificazione che sembra, oggi, ottenibile troppo facilmente: un fattore che potrebbe generare una svalutazione delle realtà aziendali certificate e che ha creato un certo disincanto verso la certificazione stessa.

Per il rilancio dell’ISO 9001, Accredia ha individuato quattro metodi che gli organismi di certificazione potrebbero mettere a punto:

– l’incremento della fidelizzazione del cliente

– l’acquisizione di una maggiore razionalizzazione interna ed efficienza, anche attraverso la riduzione dei costi

– il cross selling (ossia “vendita incrociata”, consistente nell’offerta di altre certificazioni, in aggiunta a quella del sistema di qualità)

– l’inserimento in aree poco presidiate.

L’analisi in ogni caso ha riscontrato che, come si legge in un comunicato CENSIS che riassume i dati dell’Osservatorio, “In una fase di crisi prolungata, più qualità significa più crescita”. Il presidente dell’ente unico di accreditamento italiano, Federico Grazioli, ha dichiarato in questo contesto che “le certificazioni rappresentano un vero e proprio passaporto per le nostre imprese, che vedono riconosciuta la propria qualità a livello internazionale e, soprattutto, sono una leva importante per snellire la burocrazia e semplificare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione”. Inoltre, come afferma il presidente di CENSIS  Giuseppe De Rita, “la nostra economia reale, fatta di piccole e medie imprese, ha ancora una capacità di respiro forte, ha una sua riconoscibilità solida all’estero, grazie alla qualità dei propri prodotti. La cura del dettaglio, la capacità di visione del futuro, l’organizzazione aziendale efficiente sono i mattoni con cui abbiamo costruito questo Paese e sono fattori su cui occorrerebbe ritornare a puntare seriamente”. Non sono negativi, comunque, i risultati registrati nel territorio italiano negli ultimi anni: secondo gli Indici sintetici di qualità del sistema produttivo Accredia-CENSIS, (riguardanti gli aspetti del sistema produttivo, l’offerta di servizi pubblici, la qualità della vita e la tutela e la conservazione ambientale), il nostro Paese è passato dal 61,8% del 2005 al 69,8% del 2009-2010. E’ invece livevemente calato, in questo lasso temporale, l’Indicatore sintetico di qualità dell’offerta di servizi pubblici CENSIS-Accredia, passato dal 75,3% del 2005 al 73,8% dello scorso biennio, con un picco di 77,6 punti percentuali nel 2007. A livello regionale, al primo posto nelle performance si attesta la Lombardia, seguita dalle altre regioni settentrionali e centrali, mentre all’ultimo posto si posizionano quelle meridionali.

 

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