Bonus dei manager, la City non conosce crisi

di Barbara Weisz

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A Londra si prepara una ricca stagione di bonus, alla faccia della crisi. Barclays distribuisce cinque mld di sterline. Il governo pensa a una legge.

I bonus della City non sembrano risentire troppo della crisi. E mentre le grandi banche, come Barclays, si preparano a elargire miliardi di parte variabile degli stipendi ai manager, il governo inglese annuncia l’intenzione di correre a ripari. Magari con una legge che imponga limiti salariali per impedire quelli che lo stesso vice premier britannico, Nick Clegg, definisce «trattamenti retributivi ingiustificati e irresponsabili».

Comunque, il fatto è che nel frattempo Barclays si prepara a distribuire un totale di cinque miliardi di sterline (quasi sei miliardi di euro) in bonus. Significa circa 200mila sterline (230mila euro) per i 24mila manager che compongono il settore investimenti. Per non parlare della Royal Bank of Scotland, che duramente colpita dalla crisi del 2008-2009 è stata salvata dal fallimento dall’intervento dello Stato e che a sua volta sta per distribuire 500 milioni di sterline di bonus ai dirigenti.

In generale, le grandi aziende quotate alla Borsa di Londra spenderanno quest’anno per i bonus il 49% in più dell’anno scorso. In realtà i cinque miliardi di Barclays rappresntano invece una flessione del 10% sul totale distribuito nel 2010, ma certo la sobrietà è un’altra cosa.

Clegg ha dichiarato l’itenzione di intervenire con uno specifico provvedimento. Definendo le cifre che cirolano «uno schiaffo in faccia a milioni di persone di questo paese che lottano per arrivare alla fine del mese».

Il vicepremier chiarisce che «le persone che hanno successo nel proprio lavoro debbano essere ben pagate», ma aggiunge anche di ritenere «scandaloso» che alcuni ricevano montagne di soldi per i fallimenti e gli errori che hanno compiuto in un momento difficile». Come, per esempio, i manager della Royal Bak of Scotland.

Non è chiaro quale sia la natura del provvedimento a cui il governo britannico sta pensando. Lo stesso Clegg esclude che l’esecutivo possa intervenire direttamente nelle decisioni relative ai compensi del settore privato. Ma parla di «altri modi per porre dei freni agli eccessi».

Secondo le indiscrezioni, si parla di un piano per impedire alle commissioni interne dei top manager delle aziende di decidere autonomamente quelli che di fatto sono i bonus che distribuiscono a se stessi: potrebbero avere voce in capitolo anche i dipendenti, e magari si potrebbero studiare meccanismi per dare maggior potere in questo senso anche agli azionisti. Infine, si parla dell’obbbligo di rendere pubblici e trasparenti tutti i compensi.

Un provvedimento, quest’ultimo, che è stato adottato ad esempio in Italia nel corso di questo 2011, con le società quotate chiamate a pubblicare nel documento finale del bilancio annuale i dettagli dei compensi dei top manager. E anche i criteri con cui elargiscono le liquidazioni, o con cui mettono a punto i piani di stock option.

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