Lavoro, ecco la bozza di riforma Fornero

di Andrea Barbieri Carones

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Il ministro Fornero si appresta a presentare una bozza di riforma della legge sul lavoro: l'appuntamento è èer lunedì 23 insieme ai sindacati.

Il ministro Fornero ha preparato la bozza di riforma della legge sul lavoro, che il governo Monti presenterà il giorno 23 in occasione di un incontro con i sindacati, con i quali sembra esserci già una convergenza sui temi di fondo.

Si tratta di una bozza che richiama in molti punti la riforma proposta 2 anni fa dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi e che va nella direzione di una maggiore mobilità, ma al tempo stesso dà più protezioni per i lavoratori e un salario minimo per il tempo determinato. Altra cosa fondamentale: l’articolo 18 non sarà toccato, come chiedeva a gran voce la Cgil.

Contratto Unico. Al posto dei 48 diversi tipi di contratti, ce ne sarà uno solo (il “CUI”), che avrà però 2 fasi: la prima durerà per i primi 3 anni e non prevede obbligo di reintegro del dipendente in caso di licenziamento. Nella seconda fase, invece, il datore di lavoro potrà licenziare il dipendente solo dietro un risarcimento pari a 5 giorni lavorativi per ogni mese passato in azienda.

Tempo determinato. La proposta del governo prevede che lo stipendio minimo per un’assunzione a tempo determinato sia di 25mila euro lordi l’anno. Sono esclusi i lavoratori stagionali. Ci sarà un tetto anche per i contratti a progetto e di collaborazioni autonome continuative, che rappresentano più di 2 terzi del reddito di un lavoratore con la stessa azienda: in questo caso il limite è di 30mila euro lordi annui. Se fosse inferiore, si trasforma automaticamente in CUI.

Ammortizzatori. Cassa integrazione e salario minimo sono due punti moto controversi perché peserebbero notevolmente sulle casse dello Stato. In base alla legge attuale, c’è la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e la mobiltà. La bozza del ministro Fornero prevede che la cassa integrazione ordinaria intervenga solo in occasione di crisi temporanee delle aziende. Nelle crisi più strutturali, interverrebbe il reddito minimo. In pratica: un sussidio di disoccupazione.