Fiat, respinto ricorso Cobas a Pomigliano

di Massimiliano Santoro

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Rigettato dal tribunale il ricorso presentato da 4 operai Slai Cobas della Fiat di Pomigliano che chiedevano la riassunzione nello stabilimento auto.

Dopo la dura sconfitta subita a Roma, la Fiat ottiene una vittoria giocando in casa. La partita è quella intrapresa da ormai molti mesi tra la Fiat ed alcune organizzazioni sindacali e che si gioca nelle aule dei tribunali ed a suon di carte bollate.

Infatti, a pochi giorni di distanza dalla decisione del tribunale capitolino che ha condannato la Fiat ad assumere i 145 operai Fiom allo stabilimento di Pomigliano, decisione per la quale il management del costruttore auto ha annunciato ricorso, dal tribunale di Torino arriva il rigetto del ricorso presentato dai 4 operai dello Slai Cobas che chiedevano l’assunzione da parte di Fabbrica Italia Pomigiliano, la nuova società che gestisce lo stabilimento campano Fiat vicino a Napoli.

Nel ricorso presentato dai rappresentanti dele maestranze veniva messa in evidenza “l’illegittima e strumentale costituzione della newco realizzata in violazione dell’articolo 2112 del codice civile”.

Ovviamente, la decisione è stata giudicata positivamente dall’azienda piemontese che, attraverso uno dei suoi legali, Diego Dirutigliano componente del collegio difensivo, spiega come con questa sentenza sia stato riconosciuto il diritto di una società, nella fattispecie Fabbrica Italia Pomigliano, di “decidere se, quando e chi assumere” rispettando i principi fissati dalla Costituzione in materia di libertà delle imprese.

Annuncio di ricorso, invece, con annessa ipotesi di appello finanche alla Corte Europea da parte del sindacato che, per voce di Vittorio Granillo del coordinamento nazionale spiega: “Siamo convinti delle motivazioni che ci hanno spinto a citare la Fiat quindi non ci fermeremo e presenteremo appello, non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza. La Corte europea ha sempre giudicato diversamente queste cause, e faremo ricorso anche ad essa per tutelare gli oltre duemila lavoratori che sono ancora fuori dalla newco”.

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