Moody’s taglia rating a 3 compagnie assicurazioni

di Roberto Rais

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L'agenzia Moody's ha tagliato il rating di 3 compagnie di assicurazione che operano in Italia: Generali, Allianz e Unipol.

Dopo aver tagliato il rating del debito sovrano italiano, come era lecito attendersi, l’agenzia di rating Moody’s ha scelto di allargare il downgrade ai singoli titoli del comparto assicurativo: l’agenzia statunitense ha infatti portato in ribasso il proprio giudizio su Generali, sulla filiale italiana di Allianz e sul gruppo bolognese Unipol.

Alla base della decisione – tutt’altro che inattesa – vi sarebbe la stretta correlazione tra le condizioni economiche italiane e quelle chiave delle compagnie assicurative. Più nel dettaglio, Generali ha visto il proprio rating calare da A1 a Baa1 per quanto concerne la solidità finanziaria; il giudizio sul debito senior è passato da A2 a Baa2 con un outlook negativo che lascia presagire potenziali nuovi riduzioni. Su Allianz, Moody’s si è abbattuta tagliando il rating da A1 a A3, con outlook negativo, mentre per quanto concerne Unipol il rating è stato abbassato da A3 a Baa2, con rating in revisione per possibile downgrade.

Numerose le considerazioni che è possibile effettuare, a margine di tale revisione. La prima sulla quale vogliamo brevemente soffermarci è relativa al rating di Generali, pari a A1, superiore al rating del debito italiano. La considerazione è palese: il colosso assicurativo di Trieste viene “giudicato” meglio del debito italiano grazie alla “ampia diversificazione e alle caratteristiche di prodotto flessibili, che servono a ridurre l’impatto sul gruppo delle tensioni sul debito sovrano italiano”.

La seconda riflessione, piuttosto breve, è sul downgrade di Allianz: a niente è servita l’appartenenza della società al gruppo tedesco, che avrebbe dovuto essere garanzia di integrata solidità per la divisione italiana. Infine, una piccola precisazione sul rating in revisione per quanto concerne i protagonisti dell’aggregazione UnipolFonsai: le parti in causa sono sotto stretta osservazione da parte dell’agenzia di rating, che evidentemente vuole vederci più chiaro sui potenziali rischi del progetto di integrazione.

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