Passera rilancia l’aeroporto di Malpensa

di Andrea Barbieri Carones

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Il ministro dello Svilippo Economico Corrado Passera punta a ridurre il traffico aereo sullo scalo di Milano Linate a vantaggio dell'hub di Malpensa.

Uno studio curato dall’European House Ambrosetti, realizzato con il contributo di Sea – la società che gestisce gli scali milanesi di Malpensa e Linate – ha tracciato una sorta di linea guida su come far decollare il sistema aeroportuale del capoluogo lombardo, ormai da diversi anni alle prese con un dualismo che sembra non portare vantaggi a nessuno.

In altri termini: il cosiddetto city airport di Linate è il principale concorrente dello scalo di Malpensa, inaugurato nell’ottobre del 1998 con l’obiettivo di farlo diventare il principale hub del nord Italia e uno dei primi del’Europa meridionale. Ma senza che ciò si avverasse, anche in seguito all’abbandono dell’aeroporto da parte della nuova Alitalia, che ormai 4 anni fa spostò la propria base a Roma Fiumicino.

Del resto lo studio parla chiaro: “Dal 1998 a oggi, Malpensa e Alitalia avrebbero avuto bisogno di una adeguata politica nazionale sul trasporto aereo, che desse loro stabilità sostenendo le rispettive strategie industriali”. Rilanciando lo scalo situato nel nordovest della Lombardia, il sistema Italia ne avrebbe giovamento in termini economici per circa 30 miliardi di euro da qui al 2030, creando 300mila nuovi posti di lavoro e aumentando il Pil di 2 punti percentuali. Secondo la ricerca, già nel 2015 – l’anno dell’Expo – l’impatto economico totale dell’aeroporto di Malpensa vedrebbe circa 160 mila addetti e 14 miliardi di euro.

Il sostanza, la terapia suggerita – e appoggiata in pieno dal ministro dell’Economia Corrado Passera – è che bisogna ridimensionare Linate destinandolo solo alla navetta Milano-Roma e trasferire a Malpensa tutti gli altri collegamenti, liberalizzando i voli e dando maggior attrattività alle compagnie aeree straniere che qui vorrebbero atterrare ma non ottengono l’autorizzazione. In altre parole: Linate – di più facile accesso – non deve più essere utilizzato dai passeggeri per volare verso altri aeroporti stranieri e, da qui, proseguire per il resto del mondo.

“E’ stato un grande errore non integrare i due scali lombardi. Ma siamo ancora in tempo per trasformare il grande scalo in un hub. L’Italia ha una sorte di sindrome per cui ogni città deve avere un’università, un aeroporto e un tribunale, con conseguente indebolimento del Paese e costi insostenibili per tutti. Nel giro di poche settimane dovremmo avere il nuovo piano aeroporti, che prevede l’individuazione di scali prioritari e scali secondari”.

Anche il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi, si è detto d’accordo con le parole del ministro e pronto a collaborare con le istituazioni. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ritiene invece che non bisogna parlare solo del dualismo tra i due scali in questione (il gestore Sea è partecipato per il 54,1% dal comune del capoluogo lombardo) ma occorre “ripensare all’intero sistema aeroportuale dell’Italia del nord, da Torino e Trieste”.

Alcune cifre rendono mglio l’idea: se nel 2007 i passeggeri in transito da Malpensa erano 7 milioni e quelli in transito da Linate erano pari a zero, nel 2011 i ruoli si sono invertiti: 634mila nel city aiport e 459mila nell’hub mancato, soprattutto a causa della fuga di Alitalia.

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