Banche, Fiba Cisl su limite agli stipendi dei manager

di Floriana Giambarresi

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La Fiba Cisl chiede un limite ai compensi dei top manager degli istituti di credito: per ora si respira aria di rivolta nel mondo bancario.

Nel mondo bancario si sta scatenando una autentica rivolta a causa dei compensi dei top manager che operano in tale settore, considerati eccessivamente alti. La protesta è stata raccolta dalla Fiba Cisl (Federazione Italiana bancari e assicurativi), la quale ha depositato una proposta volta a porre un tetto a queste retribuzioni.

La proposta è stata presentata alla Cassazione e vede la Fiba Cisl proporre un limite alle remunerazioni dei top manager di tutti gli istituti di credito quotati in borsa. Il tetto massimo previsto è di circa 600 mila euro annui, di cui 294 mila euro sono di parte fissa, e un massimo di altri 294 mila euro come parte variabile. Le forme di buonuscita milionaria dovrebbero esser abolite.

Secondo i report condivisi di recente, direttori e amministratori delegati delle banche guadagnano circa 46 volte lo stipendio medio dei loro dipendenti, ma a volte si arriva anche a picchi di oltre 100 volte. Per Giulio Romani, segretario generale della Fiba Cisl, è prioritario abbastare tale divario, «anche vincolando gli alti compensi delle società quotate al reale operato di chi li percepisce. Oggi le super-retribuzioni non seguono questa linea, creando crescente disagio nei lavoratori e nei cittadini “normali”, alle prese con una pesantissima crisi». 

Si legge nel progetto (articolo 2) che la menzionata remunerazione complessiva «è giustificata solo in presenza di risultati estremamente positivi ed è correlata all’entità del patrimonio aziendale sia in volume di affari gestiti che in numero di lavoratori dipendenti». Per raccogliere le 50 mila firme necessarie per permettere alla proposta di legge di approdare in Parlamento c’è tempo fino a novembre. 

«Il senso generale della nostra iniziativa è razionalizzare e rendere trasparente la genesi dei compensi di amministratori delegati, direttori e presidenti», spiega Giulio Romani. «Oggi i loro guadagni sono frutto di un intreccio di molti fattori, come premi e bonus, spesso davvero poco chiaro anche per gli azionisti».

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