Quando la competizione giova al business

di Teresa Barone

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Il potere ?rigenerante? dei feedback negativi che arrivano dai propri antagonisti in ambito professionale: lo dimostra uno studio inglese.

La rivalità sul lavoro non deve essere considerata come un elemento di disturbo, in grado di danneggiare le prestazioni professionali e compromettere il successo di un progetto in corso. Secondo uno studio inglese, invece, non solo la competizione migliora la produttività, ma le critiche dei competitor sono molto più costruttive delle eventuali indicazioni che arrivano dai membri del proprio team.

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Le critiche esterne hanno quindi il potere di stimolare la mente di chi le subisce, incentivando le prestazioni in ambito lavorativo e scatenando il desiderio di dimostrare il proprio valore. La ricerca, condotta da un gruppo di ricercatori attivi presso l’Università di Exter, nel Regno Unito, ha dimostrato l’esistenza di una differenza sostanziale tra i giudizi negativi provenienti dai propri colleghi e collaboratori, e quelli che arrivano da un ipotetico antagonista.

Se nel primo caso le valutazioni negative hanno la conseguenza di “mandar a tappeto” il destinatario, nel secondo caso il risultato che si ottiene è esattamente l’opposto: un feedback tutt’altro che positivo riesce a motivare e spronare verso il miglioramento delle proprie prestazioni solo se arriva dall’esterno.

«La nostra ricerca mostra come l’essere l’uno contro l’altro non sia sempre una forza distruttiva: a volte può essere la chiave per ri-motivare se stessi e rendere più attivo il proprio rendimento

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Questo è quanto affermato da uno dei ricercatori a capo dello studio, una ricerca che dimostra le molteplici conseguenze che i giudizi espressi in ambito lavorativo possono avere sui lavoratori stessi, fino a comprometterne la produttività.

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