Se lei è (ancora) la regina della casa

di Chiara Basciano

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Manageritalia presenta in occasione della Giornata internazionale della donna il rapporto Donna 2013.

Si fa un gran parlare di donne manager, di quote rosa e delle discriminazioni persistenti verso il sesso femminile nei luoghi di lavoro. Un argomento che torna di grande attualità – e non potrebbe essere altrimenti – ogni 8 marzo, nel giorno in cui si festeggia la Giornata internazionale della donna. E tra i tanti dati snocciolati destano una certa impressione quelli del rapporto Donna 2013, frutto dell’indagine di AstraRicerche per Camomilla Milano, presentati da Manageritalia proprio in occasione della ricorrenza.

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Si perché pregiudizi e stereotipi sulle donne sono ancora molto radicati, e ci distanziano anche culturalmente, dopo che già i numeri lo hanno fatto nella pratica, dall’Europa che procede verso la completa parità di genere. La donna, infatti, secondo l’indagine è regina della casa (77%), degli acquisti (56%) e del rapporto con i figli (50%), ma cenerentola per reddito (per il 45% è esclusivo degli uomini) e carriera (37% esclusivo degli uomini).

La fotografia spietata rimanda alla mente il detto: “Le altre donne sì, ma mamma, moglie e, forse, figlia no”, che a questo punto non può nemmeno definirsi antico. Anche perché un po’ a sorpresa sono i più giovani, nonché le stesse donne intervistate, a cadere maggiormente vittima degli stereotipi. «Il nostro rapporto donna 2013» – dice Marisa Montegiove, coordinatrice Gruppo Donne Manager di Manageritalia – «contiene interessanti e spesso preoccupanti schegge di una realtà immobile e incapace, spesso più nella testa delle persone che nella vita di tutti i giorni, di cogliere e soprattutto favorire una parità che la società comincia a proporci e imporci. Le stesse donne, si mostrano in alcuni casi più arretrate degli uomini».

A poco serve in questi casi ricordare altri numeri, come quelli delle donne che hanno accesso a carriere dirigenziali o simili, visto che alla radice di tutto persiste un’idea antiquata della donna, anche per colpa di un Paese che non aiuta in nessuna maniera, anzi spesso discrimina, le donne e le mamme sul lavoro, con la sua fiacca organizzazione dei servizi. Di questo passo il rischio, che forse è già realtà, è quello di svuotare di ogni significato la Giornata internazionale della donna, facendone più un momento di folclore che non di riflessione.

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