Temporary manager salva azienda: è boom

di Teresa Barone

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Si moltiplicano le opportunità di lavoro per i temporary manager, complice la crisi economica e la necessità di cercare nuovi sbocchi professionali.

Cresce la richiesta di temporary manager nelle aziende italiane, spesso alla ricerca di figure dirigenziali specializzate nel risolvere i problemi legati alla ristrutturazione interna, o chiamati per gestire il lancio di un nuovo prodotto e sviluppare un progetto delicato in tutte le sue fasi.

L’aumento delle opportunità lavorative per i temporary manager, tuttavia, è strettamente legato alla crisi economica e al taglio delle assunzioni nelle aziende, ma rappresenta anche uno sbocco sempre più diffuso per i professionisti rimasti senza un impiego. Flessibilità e capacità organizzativa sono senza dubbio due capacità fondamentali in quest’ambito, nel quale si è chiamati a svolgere ruoli specifici ma limitati nel tempo e allacciati a uno specifico progetto.  

«Per Temporary Management si intende l’affidamento della gestione di un’impresa o di una sua parte a manager altamente qualificati e motivati, al fine di garantire continuità all’organizzazione, accrescendone le competenze manageriali già esistenti, e risolvendone al contempo alcuni momenti critici, sia negativi (tagli, riassestamento economico e finanziario) che positivi (crescita, sviluppo di nuovi business).»

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Questa la definizione data da ATEMA, l’ associazione italiana per il temporary management. Le prospettive per il futuro sono state illustrate recentemente da Maurizio Quarta, Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors.

«Pur in assenza di numeri certi l’offerta continuerà a crescere anche nei prossimi 2-3 anni, sia per quanto riguarda il numero di società specializzate sia per i temporary manager in attività».

Enrico Pedretti, direttore marketing di Manageritalia, sottolinea tuttavia come le aziende italiane (soprattutto quelle a gestione familiare) siano ancora fortemente orientate verso l’affidamento di incarichi dirigenziali ai membri della famiglia, lasciando poco spazio allo sviluppo di altre figure professionali in grado di ricoprire ruoli apicali.

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«La figura del temporary manager è contrattualmente presente in Italia da decenni, ma quello che è mancato e manca ancora oggi è una vera domanda di dirigenti con questo ruolo e questa responsabilità. Non è un caso che in Europa, dove le imprese familiari rappresentano l’80 per cento circa del mercato dei principali Paesi, l’Italia abbia più di tutti il CEO membro della famiglia (84 per cento contro il 70 dell’UK e il 62 della Francia) e soprattutto il management fatto solo di familiari (66 per cento in Italia contro il 35 in Spagna, il 28 in Germania, il 26 in Francia e il 10 per cento nel Regno Unito, dati Efige 2012)».

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