Manager e politica, l?intreccio americano

di Chiara Basciano

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Una ricerca mette in luce come negli States sia tutt?altro che raro vedere grandi manager prestati alla politica.

Da Wall Street all’amministrazione pubblica il passo è breve. A confermarlo arrivano anche i dati di una ricerca condotta dall’organizzazione no profit Project of government oversight (Pogo), che arriva a spiegare anche i motivi che si nascondono dietro questa “migrazione”.

«Le compagnie – si legge nel rapporto – sembrano avere degli accordi speciali con i propri manager che accettano di trasferirsi. In cambio le aziende si ritrovano ad avere ‘amici’ nei piani alti del Governo che capiscono i loro interessi, li condividono e che sono in grado di mettere a punto strategie in loro favore».

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E a proposito di manager trasferiti in ambito politico, la ricerca del Pogo mette in luce come il neo segretario al Tesoro Jacob Lew fosse stato in forza a Citigroup dal 2006 al 2008, e al momento di lasciare la compagnia avesse con sé un pacchetto di azioni del valore di 500.000 dollari. O ancora il caso di Thomas Nides, passato ad essere vicesegretario di Stato per il Management e le Risorse dopo essere stato in Morgan Stanley fino al 2010.

La difesa che filtra dai corridoi di Wall Street vorrebbe invece sostenere che il tempo passato al comando di grandi banche o aziende private non compromette le capacità di questi grandi manager, che anzi avranno affinato le loro capacità di comprendere il business. Resta comunque l’intreccio tra interessi economici e potere politico, e probabilmente non potrebbe essere altrimenti.

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