I lavoratori dicono si alle quote rosa

di Chiara Basciano

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Secondo i dati del Randstad WorkMonitor, il 64% dei lavoratori italiani è favorevole a imporre delle quote rosa in azienda.

Secondo i dati del The Global Gender Gap Report 2012 il nostro paese si colloca all’87° posto nel mondo (su 135 Paesi) per partecipazione femminile alla forza lavoro e al 126° per uguaglianza di salario a parità di occupazione. Numeri preoccupanti, che a quanto pare risultano ben conosciuti ai lavoratori italiani, stando a quel che racconta il Randstad WorkMonitor – l’indagine sul mondo del lavoro condotta nel primo trimestre 2013 in 32 Paesi di quattro diversi continenti.

Dall’indagine si evince come i lavoratori italiani abbiano preso consapevolezza del valore delle donne ai vertici aziendali e le giudichino più adatte degli uomini al ruolo di dirigente d’azienda, con una percentuale (41% contro 34%) superiore sia alla media europea che a quella dei 32 Paesi oggetto di indagine. Solo il 41% dei lavoratori ritiene però che nella propria azienda le donne siano esortate ad ambire a posizioni di leadership: nella media dei 32 paesi l’Italia si colloca solo al 29° posto, con un valore molto al di sotto della media, seguita solamente dalla Repubblica Ceca, dal Giappone e dall’Ungheria.

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Siamo invece al top per quel che riguarda la presenza maschile tra le posizioni di comando. L’Italia è infatti al sesto posto, superata solo dai Paesi Asiatici. Come invertire la tendenza secondo i lavoratori intervistati? Nella terra della legislazione a tutti i costi non si poteva che demandare alla legge il compito di stabilire dei livelli minimi. Il 64% dei lavoratori italiani è infatti favorevole a imporre delle “quote rosa”, delegando alla legge l’obiettivo di una presenza femminile in azienda che non sia raggiunto dalla sola cultura d’impresa. Un’incidenza superiore alla media di tutti i continenti, con l’eccezione dei soli Paesi asiatici.

E loro, le donne? Loro si sentono più preparate alla leadership di quanto le giudichino i colleghi, denunciano una maggiore difficoltà di accesso a posizioni di comando e si sentono più discriminate sul piano retributivo a parità di mansioni. Ad oggi una donna su due (54%) ambisce ad una promozione che le porti a livelli manageriali, dato che denuncia un po’ di rassegnazione se comparato con il 61% degli uomini. Comunque loro sono pronte, anche se il paese appare un bel po’ in ritardo.