La Cina a caccia di manager

di Chiara Basciano

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Molto richieste le figure manageriali in Cina, che oltre allo stipendio possono percepire i sussidi statali.

Dimenticati i tempi delle valigie i cartone, oggi avendo le competenze giuste si parte per cercare quella fortuna economica e di carriera che spesso da questa parte del mondo sfuggono, a causa della situazione economica. Si perché la Cina è a caccia di talenti internazionali, e guardando a programmi di recruitment come il “One Thousand Talent Plan”, con mille contratti che aspettano solo di essere firmati, c’è da tenere le antenne ben dritte.

«Un manager all’apice della sua carriera», è la riflessione di Lauro Venturi, Ceo della Cna di Monza e Brianza, «potrebbe valutare l’opportunità di prendere il volano dell’internazionalizzazione. E la Cina è un ottimo trampolino». Le maggiori opportunità di lavoro sono quelle che riguardano architetti, manager specializzati nelle vendite, professionisti delle risorse umane o consulenti nel settore dei servizi, senza dimenticare tutto quello che ruota intorno all’e-commerce, con la Cina che quest’anno potrebbe diventare il primo mercato a livello globale.

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In Cina mancano all’appello circa 80 mila manager di alto livello, con lo stipendio dirigenziale che si aggira sui 10mila euro mensili, benefit esclusi. «Per partire servono paradossalmente radici solide – è ancora il pensiero di Venturi – così si svetta meglio, una forte propensione al rischio che metta in conto anche la possibilità di fallire e infine robuste competenze, le sole che rendono appetibile un professionista sui mercati mondiali. La maniera più veloce per imbarcarsi in questa avventura è scegliere un’azienda italiana che abbia una branch in estremo Oriente o stia per andarci. E partire insieme a lei».

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