L’Italia e i giovani manager

di Chiara Basciano

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Sono pochissimi i manager under 30 nelle stanze dei bottoni delle aziende italiane. Nel 2012 solo il 2,3%.

Che l’Italia non sia propriamente un paese per giovani è cosa ormai frequente da sentire, anche e soprattutto per quel che riguarda il mondo del lavoro, con tutti gli indicatori che testimoniano la grande fatica delle nuove generazioni nel trovare il lavoro adatto alla propria preparazione. Uno studio di Unioncamere su dati Istat segnala come la difficoltà sia ben avvertita anche a livello dirigenziale, se corrisponde al vero che nel 2012 quadri e dirigenti con meno di 30 anni d’età erano appena il 2,3% (poco pi˘ di 35mila unità) del totale dei quadri.

Pochissimi quindi gli under 30 nelle stanze dei bottoni delle aziende del Belpaese, dato in controtendenza rispetto a ben più virtuosi paesi della stessa Europa, dove la carriera si costruisce proprio tra i 30 e i 35 anni. Da noi invece, nel migliore dei casi, si tratta di aspettare molto di più, con il rischio di trovarsi nel posto giusto quando ormai la gran parte delle energie lavorative sono state spese altrove, con ampi rischi anche per la motivazione.

A livello geografico, nelle aziende del Nord Italia il dato percentuale dei dirigenti under 30 si attesta sul 2,6%, mentre per una volta non è il Mezzogiorno a fare la parte del fanalino di coda, visto che con il suo 2,1% fa meglio del Centro, dove solamente l’1,9% dei manager ha meno di trenta anni. Colpisce poi il dato relativo a quanti tra gli occupati siano alla ricerca di un posto migliore: solo l’1% degli occupati si è mosso nel 2012 per cercare qualcosa di meglio. “Una percentuale molto bassa che probabilmente è lo specchio di una sorta di rassegnazione rispetto a uno scenario sociale di ridottissima mobilità ascensionale e che la crisi economica peggiora ulteriormente (nel 2009 i giovani alla ricerca di un lavoro più appagante erano l’1,4%)” sottolinea lo studio.

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