Istruzione: manager e professionisti a confronto

di Teresa Barone

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I figli dei professionisti italiani rendono meglio a scuola rispetto ai coetanei figli dei manager: il rapporto Ocse-Pisa.

L’ultimo rapporto Ocse-Pisa relativo alle competenze dei quindicenni rivela l’esistenza di un netto gap tra il rendimento scolastico dei figli dei professionisti, siano essi avvocati, architetti, medici, ingegneri o altro, e quelli dei manager nostrani, tutto a vantaggio di questi ultimi.

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Un dato che sorprende soprattutto se confrontato con la media europea, che vede l’andamento scolastico dei figli dei professionisti caratterizzato da esiti decisamente superiori rispetto ai coetanei i cui genitori svolgono incarichi manageriali.

Per quanto riguarda la penisola, infatti: «Le cose vanno meglio che in Germania dove il differenziale è massimo. Ma comunque tra il figlio di un manager e il figlio di un metalmeccanico ci sono 70 punti di differenza, che equivalgono a più di un anno e mezzo di scuola».

Così spiega Francesca Borgonovi, ricercatrice Ocse, sottolineando come  la maggioranza dei manager attivi nelle delle piccole e medie imprese italiane non sia in possesso di laurea (il 37% ha completato il percorso di studi con la terza media).

Una disparità che potrebbe fondarsi anche sia sull’ereditarietà delle professioni – che spesso rende i figli dei professionisti meno propensi a seguire le orme paterne o materne – sia sulla maggiore competitività che invece denota i figli dei manager, supportati da un certo benessere economico e invogliati a conquistare livelli di istruzione elevati.

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Lo studio dimostra, inoltre, l’esistenza di un netto gap tra Nord e Sud, tanto che analizzando i dati si evince come il figlio di un metalmeccanico lombardo renda meglio a scuola del figlio di un manager, o di un professionista, siciliano.

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