Italia meta di talenti stranieri?

di Teresa Barone

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Se i giovani italiani sognano l?estero non mancano i talenti stranieri che vorrebbero lavorare in Italia, con qualche eccezione.

Prosegue senza sosta la fuga dei giovani talenti nazionali oltre confine, sempre meno propensi ad avviare la loro carriera in Italia, dopo la laurea, e sempre più attratti dalle opportunità lavorative che arrivano dall’estero.

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È una recente survey condotta da ISTUD, la prima Business School indipendente in Italia, a mettere nero su bianco cifre abbastanza preoccupanti, segno evidente non solo del pessimismo giovanile dilagante ma anche delle difficoltà delle aziende nazionali a scovare professionisti qualificati. Se l’84,6% dei giovani tra i 18 e i 35 anni interpellati (3289 in totale) non ritiene possibile trovare un lavoro soddisfacente nella penisola, il 41,6% vorrebbe varcare i confini per cercare di costruirsi un futuro migliore.

L’indagine, condotta su un campione di giovani non solo italiani ma appartenenti alla Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e all’area Gwic (Great western industrial countries), mostra anche come l’Italia rappresenti una meta ambita per gli stranieri, sebbene vi siano evidenti disparità tra le preferenze dei giovani provenienti da aree geografiche differenti.

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Se per i talenti che arrivano dai Paesi Gwic le aziende italiane non sono competitive dal punto di vista della retribuzione, i giovani Bric non condividono questo pensiero valutando abbastanza positivamente le imprese nazionali, apprezzate dal punto di vista della creatività e della carenza di stress. Un’opinione che, tuttavia, si basa su una conoscenza limitata del panorama imprenditoriale nostrano: a essere noti sono soprattutto i grandi marchi della moda, unitamente alle celebri Fiat e Ferrari.

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