Il turismo diventa creativo

di Chiara Basciano

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Migliorare il proprio curriculum grazie ad un tipo di turismo più attivo

Staccare la spina e rilassarsi è necessario per tornare a lavoro carichi di energia, soprattutto quando si ha un lavoro pieno di responsabilità.

Eppure in questo periodo di precarietà spesso, dopo l’estate, non c’è nessun lavoro ad attendere, di qualsiasi livello si tratti. Da questa constatazione nasce un tipo di turismo diverso, definito “creativo”.

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Si tratta di andare in un posto ed apprenderne professioni particolari. A livello più basso le categorie interessate da questo tipo di approccio riguardano soprattutto l’enogastronomico, l’artigianato, soprattutto la falegnameria e l’arte, come la professione di fotografo, ballerino o cantante.

Ma per quanto riguarda i manager il fatto di fare turismo creativo implica avere uno sguardo attento al paese che si va a conoscere, per avere spunti per possibili business e per apprendere nuovi modi di lavorare.

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«Non sai mai da dove può arrivare l’opportunità. Un annuncio visto per caso durante una passeggiata sul lungomare, un mestiere che non avevi mai considerato e che ora ti viene proposto durante un corso estivo. Anche in spiaggia si può migliorare il proprio curriculum. Mai dire mai!» spiega Daniele Barbone, fondatore di BPSec che ha svolto una ricerca proprio nel settore del turismo creativo. Il fenomeno riguarda ogni paese, l’importante è tenere gli occhi aperti e saper “rubare” le idee che si incontrano lungo la propria strada.