Facebook e WhatsApp a prova di privacy

di Teresa Barone

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Amnesty International passa al vaglio le applicazioni di messaggistica verificando il rispetto per la privacy degli utenti.

Nessun sistema di messaggistica istantanea è in grado di tutelare totalmente la privacy degli utenti: Amnesty International indaga sul livello di riservatezza delle comunicazioni e stila una classifica delle aziende produttrici delle varie applicazioni utilizzate ormai abitualmente anche sul lavoro, collocando Facebook e Apple nelle prime posizioni come società che offrono maggiore sicurezza.

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Le comunicazioni veicolate attraverso chat non sono mai immuni dagli attacchi informatici che mirano a violare la privacy e impossessarsi dei dati personali degli utenti, tuttavia mentre Snapchat e Microsoft, proprietaria di Skype, non garantiscono la riservatezza dei dati, Facebook (quindi Messenger e WhatsApp) ottiene il punteggio più elevato nella graduatoria redatta dall’organizzazione perché utilizza un potente sistema di crittografia.

«Il futuro della privacy e della libertà d’espressione online – afferma Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International – dipende in larga misura dalle aziende, se forniranno servizi in grado di proteggere le nostre comunicazioni o se invece le serviranno su un piatto a occhi indiscreti.»

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