Lo Smart Working in Italia

di Teresa Barone

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Lo Smart Working in Italia e le prospettive future per attivare politiche attive a sostegno del lavoro flessibile.

Si amplia la platea di lavoratori coinvolti nella sperimentazione di progetti di Smart Working, così come aumenta il numero delle aziende disposte ad attivare politiche volte a favorire il lavoro agile e la concessione di flessibilità ai dipendenti.

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Lo rivela il report “Smart Working ed evoluzioni normative” redatto da Jobsinaction, presentato al Senato e basato sull’analisi dai dati dell’Osservatorio Smart Working 2017 del Politecnico di Milano. La cifra dei lavoratori che in Italia possono scegliere con maggiore libertà gli orari di lavoro e i luoghi dove svolgere le loro mansioni è salita fino a 305mila, tra impiegati, quadri e dirigenti attivi in aziende sia pubbliche sia private.

Ciò che emerge dal documento, tuttavia, è la necessità di promuovere modelli di organizzazione spazio – temporale del lavoro che siano innovativi, da stabilire in fase contrattuale e da portare avanti grazie a nuovi approcci gestionali, impostando ad esempio limiti orari a livello settimanale e non giornaliero.

La Senatrice Annamaria Parente, Capogruppo Pd in Commissione Lavoro del Senato e promotrice dell’iniziativa, sottolinea che:

«Obiettivo centrale, oggi, diventa quello di incoraggiare lo sviluppo dello Smart Working attraverso politiche ad hoc, pensate per il raggiungimento dell’inclusione sociale per aumentare la partecipazione nel mercato del lavoro anche delle persone con disabilità e per aiutare la conciliazione lavoro famiglia. Il diffondersi di questa modalità di lavoro ci pone inoltre difronte all’obiettivo di potenziare la cura e il riconoscimento delle competenze. È una grande sfida che passa per il rafforzamento dell’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro.»

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