Le libere professioni sono l’unico comparto del lavoro indipendente italiano cresciuto in modo continuo nel decennio successivo alla crisi del 2008, con il settore socio-sanitario in testa per incremento occupazionale e le professioni scientifiche subito dietro.
I dati sono quelli del Rapporto 2019 sulle libere professioni in Italia, curato dall’Osservatorio di Confprofessioni su base ISTAT, che ha misurato l’andamento del comparto tra il 2011 e il 2018.
Quanti sono i liberi professionisti in Italia
Gli iscritti a un albo professionale sono 1 milione e 400mila, in crescita del 17%, e costituiscono un terzo del lavoro indipendente nel Paese, con una densità di 18 professionisti ogni mille abitanti. Gli studi danno occupazione a quasi 500mila dipendenti.
La crescita ha superato il 30% in Campania, Molise, Veneto e Marche, mentre in Calabria e Liguria ha riguardato soprattutto laureati e dottorati. Il settore socio-sanitario è il primo per incremento occupazionale, con il 53%.
Il giro d’affari degli studi professionali
Il fatturato complessivo del comparto ha sfiorato nel 2017 i 211 miliardi di euro, pari al 12,2% del PIL. All’interno del dato si muovono in direzioni opposte gli studi di architettura, in calo del 12,1%, e quelli di ingegneria, a meno 12,8%, contro la crescita del 15% di revisori contabili, periti e consulenti.
La dimensione complessiva convive con una distribuzione molto diseguale: secondo il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella le distanze corrono tra professione e professione, all’interno della stessa professione, tra territori, tra uomini e donne e tra classi di reddito. Il confronto puntuale tra i redditi medi dichiarati dalle singole categorie professionali misura quelle distanze sulle dichiarazioni fiscali più recenti.