Banche, l’ingresso dei capitali pubblici

di Barbara Weisz

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Il Tesoro Usa primo azionista di Citigroup, la Gran Bretagna nazionalizza il 70% di Rbs. Sono solo due dei principali salvataggi di un anno che ha profondamente cambiato la mappa dell'azionariato bancario mondiale

Era il 15 settembre dell’anno scorso quando Lehman Brothers dichiarava fallimento. La crisi dei sub prime stava già mettendo a dura prova l’economia americana e non solo, ma il crack dell’istituto di credito ha provocato un vero terremoto.

Il risiko dei titoli tossici ha fatto il giro del mondo. Per aiutare il sistema finanziario a riprendersi, fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 gli Stati sono entrati nel capitale delle banche e in alcuni casi hanno acquisito partecipazioni di controllo. In un anno è profondamente cambiata la mappa dell’azionariato bancario internazionale. Vediamo come.

Iniziamo dagli Stati Uniti: secondo l’annuale rapporto di Mediobanca sulle banche internazionali, nel secondo semestre del 2008 il Tesoro ha sottoscritto azioni privilegiate senza diritto di voto, non convertibili in ordinarie, emesse da banche per un totale di 119,6 miliardi di dollari, e ha acquisito warrant decennali con diritto ad ottenere titoli ordinari. Nel 2009 l’operazione Citigroup: il governo ha deciso di convertire 25 mld di dollari di azioni privilegiate in ordinarie, salendo al 34% del capitale della banca e diventando primo azionista. Per contro, ci sono stati istituti che hanno invece iniziato a “restituire” i soldi pubblici riacquistando le quote, come Goldman Sachs,  Morgan Stanley e Jp Morgan.

In Europa ci sono stati diversi casi di acquisto del controllo da parte dello stato. La Gran Bretagna ha sottoscritto aumenti di capitale risultati inoptati comprando il 70,3% della Royal Bank of Scotland e il 43,4% della Lloyds Bank Group (risultante dalla fusione di Lloyds TSB Group e Hbos), e nel corso del 2008 ha nazionalizzato istituti minori come Northern Rock e Bradford & Bingley.

Nel Benelux, massicci interventi a favore di Dexia e Fortis. Nel primo caso, il Belgio, la Francia ed enti regionali belgi sono entrati con il 5,7% ciascuno, mentre la Caisse de Depots et Consignations ha incrementato la propria quota al 17,6%. Quanto a Fortis, lo stato olandese ha comprato le attività bancarie e assicurative nel paese dopo lo smembramento del gruppo che ha visto il Belgio e il Lussemburgo rilevare le attività bancarie nei rispettivi paesi.

Queste, sono state successivamente vendute a Bnp Paribas, in cambio di azioni proprie di nuova emissione. Belgio e Lussemburgo sono quindi entrate nel capitale dell’istituto francese rispettivamente con l’11,6% e l’1,1%. Nello scorso mese di maggio Parigi ha acquistato il 15% circa del capitale della stessa banca trasformando in azioni senza diritto di voto, non convertibili in ordinarie, il prestito subordinato concesso nel dicembre 2008. 

Spostandosi in Germania, lo stato nel gennaio 2009 è entrato nel capitale di Commerzbank con il 25% più un’azione. La banca aveva appena completato l’acquisizione di Dresdner dal gruppo Allianz. Iniezione di capitale pubblico, indirettamente, anche in Deutsche Bank, con circa l’8%, mentre in maggio c’è stato l’acquisto, tramite opa, del 47,3% della Hypo Real Estate Holding e l’annuncio dell’intenzione di salire fino al 90%.

Se poi all’acquisto di azioni si sommano le compravendite di titoli tossici, garanzie, assicurazioni di attività finanziarie le cifre diventano da capogiro: la Bank of England stima in 1260 miliardi di sterline gli interventi nel Regno di Sua Maestà, in 10mila 440 miliardi di dollari quelli negli Stati Uniti a cui bisogna aggiungere i 1640 miliardi di euro dei 16 paesi della moneta unica. Il risultato? In dollari, 14mila 810 miliardi.

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