Yoox risveglia la borsa con la moda online

di Barbara Weisz

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Il gruppo ha chiesto l'ammissione sul segmento Star. Tutti i numeri di una quotazione che riapre la stagione delle ipo. La moda soffre la crisi, anche in borsa, ma per il Web le stime sono ottimistiche

Sarà il primo collocamento sul mercato telematico azionario di Piazza Affari da un anno e mezzo. Yoox Group ha fatto domanda di quotazione sul segmento Star di Borsa Italiana, segnando il risveglio delle ipo sul listino milanese all’insegna della moda online.

L’ammissione è stata chiesta a inizio settembre, la matricola potrebbe arrivare in borsa entro fine anno. L’offerta sarà in azioni ordinarie, in parte provenienti da un aumento di capitale e in parte cedute dagli attuali soci (i tre fondi Kiwi, 360 Capital Partners e Balderton, e quote minori ai manager e ad altri piccoli azionisti). Sono previsti una Opvs italiana e un private placement per investitori italiani ed esteri. Joint global coordinator sono Goldman Sachs International e Mediobanca, che è anche responsabile del collocamento, sponsor e specialista dell’operazione. L’advisor finanziario è Eidos Partners. Sul mercato andrà almeno il 50%.

L’azienda è nata nel 2000, fondata dall’attuale amministratore delegato Federico Marchetti, un quarantenne con un percorso classico da manager alle spalle (laurea in Bocconi, master negli Usa, esperienze in aziende internazionali). Vende tramite negozi online multimarca, yoox.com e thecorner.com, e gestisce online store monomarca di griffe come Marni, Armani, Diesel, Valentino, Moschino, Dolce e Gabbana.

Nel primo semestre 2009 ha segnato ricavi pari a 68,3 milioni, dai 46,6 dell’analogo periodo 2008, e margine operativo lordo in rialzo a 4,2 milioni da 1,7. Fra gennaio e giugno, gli ordini sono stati 536mila, in crescita del 48%. L’anno scorso ha fatturato, al netto dei resi, 101,5 milioni, in crescita del 47,8%, il margine operativo lordo è salito del 101% a 9,127 milioni, il risultato netto a 3,740 milioni, dai 351mila euro del 2007. La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2008 era negativa per 14,133 milioni rispetto ai -7,8 milioni del 2007, con debiti finanziari a 23 milioni, di cui 22,4 milioni verso istituti bancari.

L’Italia rappresenta il 27,6% dei ricavi, quasi il 50% va nel resto di Europa, quote minori su Usa e Giappone. Marchetti ha spiegato che lo sbarco in borsa «consentirà di accelerare il percorso di sviluppo e crescita nel mondo», proseguendo l’espansione in mercati come Cina, India o Russia.

La quotazione avviene senz’altro in un momento particolare, la crisi che non ha risparmiato la moda. Secondo uno studio di Pambianco Strategie di Impresa nel primo semestre 2009 la moda italiana quotata in borsa ha segnato un calo del fatturato del 6,8% passando da 6.617 a 6.168 milioni, mentre l’utile aggregato delle società analizzate è sceso dal 7,8% a -0,4%. Meno accentuata la flessione dei risultati delle aziende estere, dall’8,9% al 7,5%.

Ma uno dei pochi mercati in crescita è proprio quello del web. Secondo le stime della società di ricerca Verdict, le vendite online rappresentano solo una piccola parte del mercato dell’abbigliamento in Europa, valutato in circa 300 miliardi di euro l’anno. E l’agenzia di consulenza sull’e-commerce Forrester ritiene che la percentuale sia dal 3 al 5% a seconda del paese e valuta che sia destinata a crescere. Per esempio, in Gran Bretagna e Germania attende incrementi di oltre il 50% a 9 miliardi di dollari e 6 miliardi di euro rispettivamente nel 2014, mentre in Francia si aspetta un raddoppio a 3,5 miliardi di euro. La sfida, ora, potrebbe essere fra gli specialisti della rete, come Yoox o la britannica Asos, e i grandi gruppi del retail.

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