Investire nelle energie rinnovabili, ecco il business del futuro

di Simona Tenentini

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Si tratta di un settore in rapido sviluppo e dall'alto potenziale economico. In Italia gli imprenditori in questo campo sono disposti ad investire circa 40 miliardi di euro. L'obiettivo? Raggiungere il 20% di fonti rinnovabili entro il 2020

Il business del momento? Senza dubbio le energie rinnovabili: sono in linea con il principio di rispetto ambientale, moderne, efficienti e, soprattutto, redditizie.

Per rendersi conto del gigantesco affare che rappresentano, basti pensare che, nei primi giorni del 2010, le società che hanno le energie rinnovabili come “core business” hanno piazzato ai primi cinque posti le loro azioni (Ergycapital, Terni Energia, K.R. Energy, Pramac e Green Vision).

Un interesse da parte degli investitori suscitato, molto probabilmente, dalla novità introdotta dal Gse (Gestore dei servizi energetici) che ha reso più semplice l’iter per accedere alla convenzione del Conto Energia, il programma europeo per incentivare la produzione di elettricità da fonte solare tramite l’utilizzo di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica.

La situazione italiana riguardo al “green business”, pur essendo ancora nella fase embrionale, si muove tuttavia in un contesto normativo in rapida evoluzione, determinato, in primo luogo, dal target imposto dalla direttiva europea: raggiungere il 20% di fonti rinnovabili sul consumo finale di energia entro il 2020 (per l’Italia si tratta del 17%).

Si tratta di un obiettivo decisamente ambizioso, ma per il quale le aziende italiane sono pronte ad investire una somma pari a 40 miliardi di euro. Anche perché, attualmente, per le opportunità più redditizie presenti in questo settore molto spesso l’Italia ancora dipende dall’estero.

Come spiega Roberto Longo, presidente di Aper, l’associazione italiana dei produttori di energia da fonte rinnovabile che ha organizzato l’incontro “L’Italia di fronte ai target europei al 2020”: «Le tecnologie in Italia, un tempo, non mancavano: eravamo leader nel settore idroelettrico, per primi abbiamo sviluppato il fotovoltaico e avviato la costruzione di macchine eoliche di grossa taglia. Cionostante, la crisi del mondo delle partecipazioni statali ha impedito lo sviluppo di un vero e  proprio polo industriale. Per tutti gli anni Novanta il settore è stato mantenuto da imprese di piccole dimensioni. Ora invece ci sono imprenditori piccoli, medi, ma anche grandi e prestigiosi, gruppi quotati e, da poco, fondi di investimento italiani e stranieri».

Per quanto riguarda i costi di produzione, secondo i calcoli di Aper su dati Aeeg, Gme, Ref e Confartigianato, oggi un piccolo imprenditore paga l’energia 192euro per MWh, «un prezzo altissimo rispetto al resto d’Europa» determinato, tra l’altro, da fattori come la fiscalità e gli altissimi costi di gestione.

Per far luce su questi ed altri importanti aspetti del fenomeno, è stata organizzata alla Fiera di Cremona, la manifestazione Vegetalia AgroEnergie, in programma dal 19 al 21 marzo 2010. Tra i numerosi seminari proposti, da segnalare quello che riguarderà l’imposizione fiscale per la produzione energetica, con uno studio che si propone di chiarire gli adempimenti e le procedure relativi alla produzione di energia elettrica con fonti tradizionali e rinnovabili e all’impiego dei biocarburanti.

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