Investimento sostenibile? Sì, grazie

di Carlo Lavalle

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Esce rafforzato dalla crisi finanziaria l'interesse verso l'investimento responsabile o sostenibile, considerato una chiave di successo strategica

Il crollo del valore dei titoli di BP (British Petroleum), dopo la catastrofe petrolifera causata nel Golfo del Messico, ha rilanciato il tema dell’integrazione dell’analisi finanziaria tradizionale con indicatori di sostenibilità

Come ha spiegato Sophia Grene sul Financial Times del 13 giugno 2010, nei gestori di investimenti è cresciuta l’attenzione sui vantaggi che si potrebbero ottenere prendendo in considerazione problematiche extra-finanziarie nel valutare le prospettive di un’azienda.

Le imprese stesse sono sempre più alla ricerca di modi per comunicare la loro performance ESG. ESG, acronimo di Environmental, Social and Governance, è una sigla che in genere sta ad indicare gli investimenti sostenibili e responsabili.

Il termine investimento sostenibile, di cui non esiste una definizione univoca (Lucilla Tealdi), in realtà è anche intercambiabile con l’espressione investimento sociale o socialmente responsabile (SRI – Socially Responsible Investment).

Secondo Aldo Bonati, Head of Research Dpt. ECPI, la metodologia ESG può porre gli investitori nelle condizioni di «valutare meglio i rischi finanziari e le opportunità legate ai propri investimenti».

Sul piano internazionale l’iniziativa più importante di accreditamento presso il mondo finanziario delle tematiche concernenti la sostenibilità è rappresentata dal programma UNEP FI. In questo ambito è stata realizzata una partnership globale tra l’UNEP e il settore della finanza con circa 200 istituti tra banche, gruppi assicurativi, fondi pensione statali e società d’investimento, che hanno sottoscritto una dichiarazione d’intenti sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile. L’Italia partecipa con Unicredit Group, Intesa San Paolo e Banca Monte dei Paschi di Siena.

Obiettivi importanti della collaborazione sono:

  • l’impegno a tener conto delle esigenze ambientali in tutte le attività, nella gestione patrimoniale e nelle altre decisioni d’affari su tutti i mercati
  • il riconoscimento che l’identificazione e la quantificazione dei rischi ambientali devono costituire parte dei consueti procedimenti per la valutazione e il management dei rischi negli affari all’interno del paese e all’estero.

Molti investitori internazionali hanno inoltre deciso di integrare le istanze ESG nella gestione dei portafogli d’investimento adottanto i “Principi per gli Investimenti Responsabili” dell’Onu (UN PRI).

Introdotti nel 2006, concordati da UNEP FI e UN Global Compact, i PRI mirano ad includere le tematiche ambientali, sociali e di governance nei processi analitici e decisionali nel campo degli investimenti.

Negli ultimi tempi la lista delle adesioni, anche grazie alla crisi in corso, è considerevolmente aumentata arrivando a comprendere ben 760 operatori finanziari per un valore di 20 trilioni di dollari.

I firmatari esprimono la convinzione che un approccio basato su una maggiore considerazione dei temi ESG migliori la performance aziendale generando valore e vantaggio competitivo.

 

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