Etf tra azioni e fondi comuni d’investimento

di Gianluca Salcuni

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Gli Etf (Exchange Trade Fund) sono una valida alternativa ai Fondi comuni d'investimento. Ecco le loro particolarità

La parola ETF è l’acronimo di Exchange-Trade Fund (Fondi Indicizzati quotati), un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondi d’investimento, negoziato in borsa come un comune titolo azionario. Mentre i Fondi calcolano il Nav (Net asset value) solo a fine giornata, gli Etf forniscono liquidità intra-day, la loro negoziazione sulla Borsa Italiana è continua (senza aste) a partire dalle 09.10 alle 17.25 e questo permette di conoscere il valore di mercato del prodotto in ogni istante.

Inoltre, permettono di operare su di un’ampia scelta di strumenti, azionari ed obbligazionari riferiti a diverse aree geografiche. Purtroppo gli Etf offrono un formato solo index-based, ovvero di replica dell’indice. Per tale motivo il valore di un ETF, differentemente da quello di un’azione, il cui valore è determinato dall’opinione aggregata della comunità finanziaria, quindi dal rapporto tra domanda e offerta, dipende dal valore (o meglio dalla somma del valore) degli asset sottostanti. Ogni Etf ha un numero fisso di investitori istituzionali o di market makers, chiamato Authorized participants (AP), che sono contrattualmente legati al fondo.

Gli AP forniscono liquidità al mercato creando o riscattando azioni del fondo a seconda dei bisogni della domanda e dell’offerta. Questa attività aumenta o restringe il numero di azioni presenti sul mercato accomodando la domanda crescente o decrescente per le stesse.

Questo strumento si presta bene anche all’utlizzo da parte del piccolo risparmiatore, dal momento che il lotto minimo di negoziazione è pari a 1 azione/quota di ETF. Ed anche per quel che riguarda le spese non vi sono sorprese, dal momento che i costi di negoziazione sono indicativamente gli stessi previsti per le azioni, mentre per quel che riguarda le commissioni annue totali è bene fare qualche precisazione, in quanto ogi ETF è caratterizzato da proprie Commissioni Totali Annue (TER) che ad oggi variano a seconda dello strumento e sono pagate in base al periodo di detenzione dell’ETF.

I prezzi, però, che il risparmiatore può seguire su diversi sistemi informativi sono già al netto di tali commissioni. A differenza dei Fondi comuni d’investimento, non è prevista nessuna commissione di “entrata”, d'”uscita” o di “performance”.

La divisa di negoziazione sulla Borsa Italiana e sul mercato Telematico Europeo è l’Euro. Se l’ETF ha come benchmark un indice statunitense o straniero si è esposti al rischio di cambio.  La liquidazione avviene dopo 3 giorni lavorativi. L’ordine d’acquisto/vendita può essere inoltrato attraverso la propria Banca/Sim, utilizzando gli usuali canali (Internet, sportello, promotore, call center, etc.), mentre il trading su questo strumento è analogo a quello con le azioni, anche se con le particolarità sopra descritte (gli ETF replicano l’asset sottostante e dovrà anche essere, se possibile, valutato il comportamento degli AP).

Altra caratteristica degli ETF rispetto ai Fondi è lo short selling, cioè permettono di guadagnare mediante la vendita allo scoperto e in fasi in cui le quotazioni dello strumento scendono. A fronte di questa possibilità l’intermediario “congela”  sul conto del cliente un importo liquido pari ad una percentuale (il Margine) del controvalore dei titoli venduti. 

Si può anche immaginare di creare dei Piani di Accumulo (PAC) attraverso versamenti periodici su ETF anche di piccola entità. Differentemente dalle azioni, gli ETF non sono esposti al rischio di insolvenza, anche nel caso in cui le società che ne hanno curato le fasi di gesitone/amministrazione/marketing  risultino tali, questo perché gli ETF sono o Fondi Comuni d’Investimento o Sicav, che, come noto, hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società appena menzionate.

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