Una Silicon Valley a Londra

di Barbara Weisz

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Nell'East End della capitale inglese il premier David Cameron progetta un polo tecnologico mondiale e coinvolge Google, Intel, Facebook e McKinsey

«Oggi la Silicon Valley è il luogo leader del mondo per la crescita e l’innovazione hi-tech. Ma non c’è ragione per cui debba restare predominante». Anzi, «la domanda è: dove saranno i suoi sfidanti? Bangalore? Hefei? Mosca?».

A formulare queste domande è il premier inglese David Cameron, che subito dopo fornisce anche la risposta: Londra. Il governo britannico mette in campo un progetto che ha la precisa ambizione di creare un polo tecnologico in grado di competere con il celebre distretto californiano, trasformando a questo scopo l’East End della capitale britannica. Ne parla lo stesso Cameron, oggi, davanti a una platea di imprenditori e investitori del settore.

Il progetto è già in parte delineato. Non solo è stata identificata la zona, quell’East End già al centro di opere di riqualificazione per ospitare le Olimpiadi 2012, ma ci sono già i primi partners tecnologici: Google, Intel, Facebook, ma anche il colosso della consulenza McKinsey. E Downing Street ha pensato a una serie di iniziative legislative mirate a creare un terreno fertile intorno al progetto. In primis, un “visto imprenditoriale”, che facilita l’apertura in Gran Bretagna di attività di persone da ogni parte del mondo con idee innovative e il sostegno di investitori seri.

«Voglio che questo messaggio sia ascoltato forte e chiaro nel mondo intero, in ogni classe e in ogni laboratorio dove è nata una brillante idea, in ogni stanza in cui nasce un business case», dice Cameron, e ancora: «se avete un’idea, volete creare lavoro, e avete l’ambizione di costruire una compagnia vincente in Gran Bretagna, vi stiamo aspettando».

Il premier annuncia anche l’intenzione di cambiare le norme sulla proprietà intellettuale, visto che per esempio «i fondatori di Google hanno detto che non avrebbero mai potuto iniziare la loro attività in Gran Bretagna» anche perché le leggi sul copyright non sono friendly come quelle americane. Da qui, l’intenzione di rivedere la normativa in questione, per renderla più adatta “all’era di internet”: «io voglio incoraggiare quel tipo di innovazione creativa che esiste negli Stati Uniti».

E proprio Google è una delle aziende che hanno già risposto all’appello, acconsentendo a creare un Innovation Hub nell’East London. Ma non è l’unica fra le big americane dell’hi-tech: ci sono anche Facebook, che ha intenzione di stabilire una sede permanente nella zona nell’ambito del programma “Developer Garage”, e Intel, che invece vuole essere presente con un nuovo laboratorio di ricerca. Ad assicurare al distretto le necessarie infrastrutture ci penseranno tra gli altri British Telecom, con una banda larga superveloce, con l’obiettivo di fornire il collegamento internet più veloce d’Europa, McKinsey and Company, che metterà a disposizione tutta la sua esperienza sul fronte della consulenza, Qualcomm, che a sua volta offrirà alle start up una consulenza specializzata per esempio sulle questioni relative alla proprietà intellettuale. Sul fronte piu’ propriamente finanziario, adesioni da Vodafone Ventures, dalla Silicon Valley Bank e da Barclays.

Tutto questo, per rendere l’East End londinese «uno degli ambienti di lavoro più dinamici del mondo», parola di prima ministro. La sfida è lanciata.

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