Ipo, un 2010 da record

di Barbara Weisz

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Si attende un top a 300 mld di dlr. In Cina il 46% del valore mondiale. In Europa brilla la Polonia, seconda al mondo per numero di ipo. Il report E&Y

Gran protagonista è l’Asia, seguita dagli Stati Uniti, in Europa continua invece a regnare la prudenza, ma la crescita sul 2009 è comunque a tripla cifra. In generale, il mercato delle ipo è tornato molto vivace nel 2010, e anzi ha toccato cifre record.

Si chiuderà con una raccolta totale superiore ai 300 miliardi di dollari, superiore anche al top toccato nel 2007, quando le nuove quotazioni fruttarono 295 miliardi di dollari. Sono i dati del tradizionale report di Ernst & Young, “Year-end Global Ipo Update”, che comprende le cifre dei primi 11 mesi e le stime su dicembre.

Fra gennaio e novembre nel mondo ci sono stati 1199 collocamenti in borsa, per una raccolta complessiva di 255,3 miliardi di dollari. L’ultimo trimestre è destinato a raggiungere i più alti valori di sempre (superando i 104,8 miliardi del quarto trimestre del 2007): sono già stati raggiunti 102,8 miliardi attraverso 294 quotazioni, e ne mancano 82 da cui ci si aspetta un minimo di 16,9 miliardi.

La parte del leone, secondo un trend che parte dalla forte crescita dell’economia reale e riguarda naturalmente anche la finanza, spetta all’Asia, e in particolare alla Cina.

Nei primi 11 mesi il continente orientale ha raccolto la cifra record della sua storia, 164,5 miliardi, di gran lunga superiore ai massimi raggiunti dell’intero 2006 (98,2 miliardi di dlr). L’Asia ha contato per il 64% delle ipo mondiali. Al secondo posto, il Nord America, con 168 nuove quotazioni per un totale di 40 miliardi. L’Europa ne ha raccolti 32,8 (con 223 ipo), cifra che comunque rappresenta una crescita del 526% sull’analogo periodo 2009.

Come detto, la Cina è leader, con 442 collocamenti, 117,9 miliardi di dollari, il 46% del valore globale delle nuove quotazioni. La crescita rispetto ai primi 11 mesi del 2009 è del 170%. Con l’eccezione del secondo posto degli Stati Uniti, tutte le altre prime sei posizioni in classifica sono conquistate da paesi asiatici, nell’ordine: Giappone, India, Corea del Sud e Malesia.

Quanto all’Europa, il paese in cui le nuove quotazioni sono state di gran lunga più numerose è la Polonia, che conquista anche il secondo posto del mondo per numero di operazioni, a quota 81. Il controvalore, 4,8 miliardi, non è però il più alto del Vecchio Continente, ha fatto meglio la Gran Bratagna dove le matricole sono state 50 ma hanno raccolto 10,1 miliardi di dollari.

Commenta Gregory K. Ericksen, Global Vice Chair for Strategic Growth Markets di Ernst & Young: «beneficiando di tassi d’interesse relativamente bassi nei mercati sviluppati e di un’abbondante liquidità, gli investitori globali negli ultimi 11 mesi hanno massicciamente puntato sulla crescita dell’Asia e di altri mercati emergenti. Si ritiene che questo trend prosegua».

Le prime tre ipo dell’anno, in termini di controvalore, hanno raccolto dal sole il 25% del totale mondiale. La numero uno è la privatizzazione della Agricoltural Bank of China, che con 22,1 miliardi rappresenta il 9% del valore totale. È la più grande ipo di sempre, ha superato anche il precedente record che era detenuto da un’altra grande banca cinese, ICBC (21,9 mld). Gli altri due gradini del podio delle ipo 2010 sono occupati dalla quotazione di AIA a Hong Kong, spin-off asiatico della compagnia assicurativa a stelle e strisce American International Group, con 20,5 miliardi, e dal rientro sul mercato di General Motors, che ha fruttato 18,1 miliardi.

Infine, la classifica delle borse (in relazione alle ipo). In termini di controvalore, vince Hong Kong, raccogliendo 61,2 miliardi. Al secondo posto Shenzhen Stock Exchange, con 40 miliardi, seguita dal New York Stock Exchange di Wall Street, a quota 31,1 mld, e da Shanghai, 15,9. Come numero di operazioni, la piu’ attiva è stata Shenzhen, con 288 deals.

Secondo Ericksen, il trend in salita delle ipo proseguirà nel 2011.

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