Cloud computing in Italia le anticipazioni Nextvalue

di Noemi Ricci

scritto il

In anteprima i risultati del survey Nextvalue sulla penetrazione del Cloud Computing in Italia, adottato dal 61% dei CIO, in linea con l'Europa.

È stato condotto coinvolgendo i Top CIO di 300 imprese italiane e 200 europee, nel mese di marzo appena trascorso, il Cloud Computing Report 2011 che Nextvalue presenterà il prossimo 7 aprile  e che siamo in grado di svelarvi in anteprima. La ricerca ha analizzato lo stato dell’arte, ma anche le prospettive future volgendo lo sguardo ai prossimi 12 mesi.

Interessanti i dati emersi dal survey, riassunti da Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue in una frase: «il 2011 è l’anno del Cloud Computing».

Un ambito nel quale l’Italia risulta, confrontando i risultati del survey sottoposto alle top aziende Europee, allineata con gli altri Paesi. Nessuna arretratezza, quindi, anzi il 61% dei CIO italiani intervistati rivela di aver già adottato soluzioni di Cloud Computing o di avere in programma di avviare progetti in tal senso nei prossimi 12 mesi.

Dunque anche in Italia i manager e le imprese comprendono sempre meglio i vantaggi che il Cloud Computing cela, a partire dall’aspetto economico che si traduce in una notevole riduzione dei costi. Ma, a differenza di quanto si è portati a credere, non è solo questa la motivazione primaria che spinge i CIO verso questa scelta.

Il Cloud Computing piace, nel 74% dei casi perché permette di creare un’infrastruttura più “agile”, dando all’area business la capacità di rispondere meglio e più velocemente ai cambiamenti del mercato, spesso anche molto repentini.

Il fattore economico non viene certamente trascurato, è infatti il 71% del campione a ritenere il Cloud Computing una scelta ottimale per la riduzione dei costi It relativi all’hardware, il software e il personale. La medesima percentuale ritiene che offra migliori garanzie sul livello di servizio dell’It. Il 56% indica invece i costi It in OpEX piuttosto che CapEX e il 42% la chiarezza sul ROI (ritorno dell’investimento) dai progetti It.

A frenare una più ampia diffusione del Cloud Computing nelle aziende italiane è la preoccupazione per gli aspetti legati alla sicurezza e alla privacy, indicata dal 64% dei CIO. Timori che derivano dal dover affidare aspetti cruciali per il proprio business a fornitori esterni, i quali allo stato attuali non offrono né SLA dettagliati né le necessarie clausule di sicurezza e privacy, sottolinea nel proprio rapporto Nextvalue.

Altro aspetto limitante nell’adozione di soluzioni di questo tipo è il problema dell’integrazione tra le applicazioni It interne ed i servizi offerti in Cloud Computing, che rappresenta un’ostacolo per il 64% dei CIO. 

Elemento di freno anche l’assenza di un’adeguata cultura aziendale e la non capacità di negoziazione con i fornitori di servizi di Cloud Computing, pensiero manifestato dal 57% del campione.

Tra gli altri fattori vengono indicate le prestazioni e l’affidabilità (52%), la diminuzione del controllo e della governance del sistema (47%), l’impossibilità di cambiare fornitore (lock in) per il 40% dei casi, le conformità con le normative vigenti per il 33% e l’incertezza nel calcolo del ROI (ritorno dell’investimento) e la mancanza di trasparenza dei costi (29%).

Spostando lo sguardo all’Europa si osserva una maggiore propensione per il “Cloud Privato” piuttosto che per il “Cloud Publico”, probabilmente non tanto per problemi di sicurezza quanto per una maggiore disponibilità.

In generale, CIO italiani ed europei si dimostrano attenti a vagliare nuove offerte in merito, con quasi la metà di loro che dichiara di avere intanzione di valutare la collaborazione con nuovi fornitori di servizi in Cloud.

I Video di PMI

Le agevolazioni previste tramite ISEE