Mobbing: la Cassazione spiega quando scatta

di Alessandro Vinciarelli

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La Corte di Cassazione ha indicato gli elementi necessari per configurare un caso di mobbing durante un rapporto lavorativo: ecco quando può scattare la denuncia e il risarcimento dei danni per condotta lesiva.

Il mobbing è molto più diffuso di quanto non emerga dai dati ufficiali, perchè è difficile individuare le cause o gli elementi che possono portare ad una causa in tribunale. Illuminante può essere la sentenza n.87 del 10 gennaio 2012 emessa dalla Corte di Cassazione, che evidenzia i comportamenti che possono essere considerati di mobbing. Una volta che la situazione di disagio si configuri come tale, la condotta lesiva giustifica infatti la causa ed il conseguente risarcimento del danno.

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Definizione di mobbing

Come ricorda la Cassazione, il mobbing si definisce come:

«una condotta del datore di lavoro sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente nell’ambienti di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterarti comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del lavoratore, con effetto lesivo del suo equilibrio fisio-psichico e della sua personalità».

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Elementi probatori

Tra gli elementi riconosciuti dalla Corte di Cassazione come mobbing sul lavoro, e quindi necessari affinché si prefiguri un’accusa, sono:

  • molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio;
  • evento lesivo della salute;
  • nesso tra la condotta del datore di lavoro ed il pregiudizio all’integrità psico-fisica;
  • prova dell’intento persecutorio.

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