Governo pronto a rispondere alle accuse sul Dpef

di Marianna Di Iorio

scritto il

In seguito all'approvazione del Dpef, il portavoce del Fondo monetario internazionale e il commissario Ue agli Affari economici e monetari hanno rivolte accuse al Governo

L’approvazione del Dpef da parte del Consiglio dei Ministri ha suscitato polemiche in ambito internazionale. Ma il Governo italiano si dice pronto a rispondere a qualsiasi tipo di accusa.

A muovere le prime accuse è stato il portavoce del Fondo Monetario Internazionale, Olga Stankova. Secondo Stankova, «il tentativo di consolidamento fiscale abbozzato nel nuovo Dpef non è all’altezza dei bisogni dell’Italia non solo di migliorare lo stato dei conti pubblici ma anche di centrare gli obiettivi di governo in termini di crescita e di giustizia sociale. Nonostante alcune riforme positive sul processo di budget, la linea politica scelta non è in linea con i consigli del Board dell’Fmi».

Il fondo, ha aggiunto il portavoce, «raccomanda da tempo un processo di consolidamento fiscale, incluso il pareggio del budget entro il 2010 e, più recentemente, ha chiesto che si usi l’attuale surplus per ridurre il deficit».

Toni critici sono stati utilizzati anche dal commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, nell’esprimere «profonda preoccupazione per il limitato consolidamento dei conti pianificato per il 2008 e gli anni seguenti, che non è in linea con gli orientamenti stabiliti dall’Eurogruppo».

Una risposta arriva dal Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, precisando che «Almunia ha fatto una dichiarazione che si può condividere interamente. Apprezza i miglioramenti strutturali che abbiamo fatto nella finanza pubblica, ci ricorda il debito, ci ricorda che la spesa pensionistica in Italia è molto elevata».

Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha, infine, risposto a gran voce alle accuse mosse dal commissario Ue, affermando che «il Governo dimostrerà ad Almunia che le condizioni dei conti pubblici sono ora buone e che ci sono le condizioni anche per aiutare la ripresa e per una redistribuzione che nel nostro Paese era necessaria e, quindi, è stata fatta nel modo più equo e giusto possibile».