Srl con obbligo di revisore: i nuovi costi

di Noemi Ricci

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L'allarme lanciato dalla Cglia Mestre sui nuovi costi per le piccole Srl derivanti dalla riforma della disciplina della crisi di impresa e dell'insolvenza.

Con l’approvazione della legge delega su “La riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza” circa 133.000 società a responsabilità limitata (Srl) presenti in Italia saranno obbligate a dotarsi di un organo di controllo collegiale o, in alternativa, di un revisore legale dei conti, finora obbligatori solo quando previsti dallo statuto o in presenza di alcune specifiche condizioni meno restrittive di quelle approvate con la nuova legge. Un nuovo adempimento che, secondo una stima realizzata dalla CGIA, costerà alle piccole imprese a responsabilità limitata almeno mezzo miliardo di euro l’anno.

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Il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo, spiega:

“Dopo aver deciso di rinviare di un anno sia l’entrata in vigore dell’IRI, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un’aliquota sui redditi del 22%, sia l’abolizione degli studi di settore, arriva a sorpresa questo nuovo balzello che, mediamente, costerà a ciascuna impresa interessata almeno 3.500 euro circa ogni anno. Se, come pare, in questa Legge di Bilancio non assisteremo nemmeno all’estensione della cedolare secca agli immobili ad uso strumentale, non verrà completata l’attuazione del regime per cassa e non si procederà a confermare l’ecobonus al 65%, ci apprestiamo a registrare l’ennesimo disinteresse dell’esecutivo e della maggioranza di governo nei confronti delle istanze sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese”.

Nuovi vincoli per le piccole Srl

A cambiare sono le condizioni che fanno scattare il vincolo di nomina dell’organo collegiale di controllo o del revisore dei conti:

  • finora era obbligatoria nel caso si fossero superati per 2 esercizi consecutivi almeno 2 dei seguenti limiti: totale dell’attivo patrimoniale superiore ai 4,4 milioni di euro; ricavi delle vendite e delle prestazioni sopra gli 8,8 milioni di euro; Srl aveva con un numero di dipendenti superiore alle 50 unità;
  • con la nuova legge delega basta il superamento per 2 esercizi di una sola delle 3 soglie, quelle di natura finanziaria sono state abbassate entrambe a 2 milioni di euro e il numero di addetti scende a 10.

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Dunque la novità vede coinvolte da vicino le piccole imprese a responsabilità limitata comprese tra 10 e 50 addetti che, secondo i calcoli della CGIA ammontano a poco meno di 133.000 unità. In particolare, sottolinea Zabeo:

Lombardia e Veneto saranno le regioni più colpite, visto che in queste aree risiede quasi il 33% del totale delle piccole imprese interessate da questa nuova stangata. Pertanto, invitiamo i Governatori Maroni e Zaia a sollevare anche questa questione nella trattativa per l’autonomia che è stata avviata in queste settimane con il Governo centrale”.

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Tasse imprese: il confronto con l’UE

Il segretario della CGIA, Renato Mason, aggiunge:

“Oltre a ridurre il peso delle tasse è indispensabile, in particolar modo per le micro imprese, diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime attività. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze.”

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Le imposte italiane considerate bel confronto con gli altri Paesi UE sono: l’IRAP, l’IRES, la quota dell’IRPEF a carico dei
lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L’Eurostat non considera ulteriori forme di prelievo, per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri Paesi presi in esame.

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Mason conclude:

“Noi siamo convinti che sia necessario far ripartire con forza la domanda interna tra le altre cose bisogna aumentare il numero degli occupati e lasciare a questi ultimi più soldi in tasca. Vista la scarsa disponibilità di liquidità delle imprese, nel prossimo futuro sarà sempre più difficile erogare importanti aumenti di stipendio attraverso i rinnovi contrattuali. Per tale ragione, quindi, è indispensabile incentivare la diffusione del welfare aziendale come forma di beneficio economico”.

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