Dal 1° settembre scatta il nuovo tetto del 5% alle commissioni applicate sui buoni pasto. Si conclude infatti in tale data la fase transitoria avviata il 1° gennaio e prevista dal Decreto Concorrenza convertito nella Legge n. 193/2024, che ha esteso nel settore privato il limite già previsto per i ticket distribuiti ai dipendenti dalle pubbliche amministrazioni.
La nuova normativa si applica agli esercenti che avevano già adottato i buoni pasto e che stavano godendo del periodo transitorio, mentre per tutti gli altri il tetto alle commissioni si applica già da inizio anno.
Cosa cambia per dipendenti, imprese ed esercenti
Dal punto di vista normativo, per i dipendenti che hanno a disposizione i buoni pasto non cambia nulla. E nemmeno per le imprese che li utilizzano in sostituzione del servizio mensa, che continuano ad avere le stesse agevolazioni fiscali attualmente previste.
La norma interviene piuttosto sulle commissioni in capo agli esercenti, che le riconoscono alle società che emettono i buoni pasto. Variano a seconda degli accordi fra le parti ed oggi possono arrivare anche al 20%. E’ su questo aspetto che si agisce, imponendo un tetto massimo al di sopra del quale non si può andare.
In relazione alle convenzioni che prevedono una scontistica, le società emittenti di buoni pasto, invece, dal 1° settembre potranno richiedere agli esercenti uno sconto di importo non superiore al 5% del valore nominale del buono pasto. I contratti già in essere restano validi fino al 31 agosto 2025.
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Un vantaggio per ristoratori e grande distribuzione
La novità normativa va a vantaggio del settore della ristorazione, ossia dei punti vendita che accettano i buoni pasto, perché con il tetto massimo al 5% si dà la possibilità alle imprese della distribuzione e agli esercenti di accettare i buoni pasto senza subire commissioni ad oggi ormai insostenibili.
In parole semplici, si riducono i costi per le piccole imprese che accettano i buoni pasto senza penalizzare i lavoratori che ne usufruiscono.