di Noemi Ricci
Il buono pasto è la forma più diffusa di servizio sostitutivo di mensa nelle imprese italiane e uno dei pochi istituti di welfare aziendale il cui costo è integralmente deducibile e fuori dalla base contributiva. Chi lo introduce per la prima volta o rinnova il contratto di fornitura deve valutare il formato di erogazione (che determina quanto valore può passare al dipendente senza prelievo fiscale) e la società emittente (che determina dove il buono è realmente spendibile e a quale prezzo l’azienda lo acquista).
Nel primo caso il fattore chiave è la deducibilità: un buono pasto elettronico è esente fino a dieci euro al giorno mentre uno cartaceo fino a quattro: su venti dipendenti e duecentoventi giornate lavorate valgono 26.400 euro l’anno di differenza a parità di costo nominale.
Sulla scelta di mercato lo spazio di trattativa è ristretto, perché il tetto del 5% alle commissioni degli esercenti ha tagliato la fonte con cui gli emittenti finanziavano lo sconto sul valore facciale praticato alle aziende, storicamente fra il 12% e il 15% secondo FIPE-Confcommercio. Di conseguenza, il prezzo di acquisto dei buoni pasto si avvicina al valore facciale e il confronto fra offerte si gioca sulle condizioni di servizio.
In sintesi:
- il tetto del 5% alle commissioni si applica a tutti gli accordi con gli esercenti dal 1° gennaio 2026, ai sensi dell’art. 37 della L. 16 dicembre 2024, n. 193;
- il costo dei buoni erogati a dipendenti e collaboratori è integralmente deducibile per l’azienda e fuori dalla base contributiva;
- il buono pasto non alimenta il TFR, la tredicesima e il montante contributivo del lavoratore;
- l’indennità sostitutiva di mensa erogata in busta paga è imponibile per intero, salvo il limite di 5,29 euro giornalieri riservato agli addetti a cantieri edili e ad altre strutture temporanee prive di servizi di ristorazione.
I criteri del confronto tra buoni pasto
Sei operatori si dividono oggi la quota prevalente del mercato italiano: Satispay, Edenred con i Ticket Restaurant, Up Day, 360Welfare con Yes!Ticket, Pluxee e Pellegrini. Le schede che seguono li mettono a confronto sugli stessi quattro criteri, cioè i formati disponibili, l’ampiezza e la natura della rete di accettazione, la gestione amministrativa lato azienda e i termini che incidono sul costo pieno del servizio.
Il confronto tra buoni pasto si apre con i formati ammessi e con il conto di quanto costa all’impresa erogare il benefit rispetto a un aumento retributivo di pari valore netto, prosegue operatore per operatore e si chiude con l’indennità sostitutiva di mensa in busta paga e con la deducibilità per società, professionisti e partite IVA.
