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AstraZeneca agli over 60, cosa cambia per la seconda dose

di Redazione PMI.it

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Parere EMA sul legame tra AstraZeneca e rari casi di trombosi, in Italia vaccino raccomandato per gli over 60 ma senza stop ai richiami per i più giovani.

Il vaccino AstraZeneca (rinominato Vaxzevria) raccomandato in Italia, in via preferenziale, per gli over 60. Dopo il nuovo parere dell’Agenzia europea del farmaco EMA, non si escludono potenziali legami tra somministrazione del siero anti Covid AstraZeneca e insorgenza di casi molto rari di trombosi, ma non sussistono i presupposti per una sospensione perchè “farsi vaccinare è 10 volte meno rischioso di un contraccettivo orale”. Questa, in sintesi, la posizione del Comitato per la sicurezza (Prac) dell’EMA , che nella sua ultima valutazione neppure non ha indicato limitazioni di età.

Durante la conferenza stampa del 7 aprile sulle valutazioni dell’EMA in relazione al vaccino anti Covid19 Vaxzevria di AstraZeneca, presenti anche il Dg di AIFA, Nicola Magrini e il Dg della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, le prime indicazioni sono state fornite da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Anche se si raccomanda l’uso preferenziale del vaccino AstraZeneca per gli over 60:

al momento non ci sono elementi per non considerare la somministrazione di AstraZeneca in chi ha ricevuto la prima dose di questo vaccino, pur essendoci un numero limitato di soggetti che hanno ricevuto una seconda dose.

Non ci sono quindi elementi sufficienti per fermare la somministrazione della seconda dose a chi ha già ricevuto la prima. Le autorità italiane incamerano pertanto il nuovo parere ma confermano le procedure della campagna di vaccinazione.

In giornata è stata pubblicata l’attesa Circolare del Ministero della Salute, di cui riportiamo l’intero contenuto:

Sentito il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ribadendo che il vaccino Vaxzevria è approvato a partire dai 18 anni di età, sulla base delle attuali evidenze, tenuto conto del basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalità da COVID-19 nelle fasce di età più avanzate, si rappresenta che è raccomandato un suo uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni. In virtù dei dati ad oggi disponibili, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino.

Dunque, il Ministero della Salute si allinea ad AIFA al Consiglio Superiore di Sanità per una posizione univoca, limitandosi ad una una raccomandazione per l’uso preferenziale nella fascia di popolazione degli over 60. Come ha dichiarato Gianni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute:

AstraZeneca può essere somministrato a chiunque da 18 anni in su. Se una persona di 40 anni volesse vaccinarsi con AstraZeneca potrebbe farlo.

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La necessità era quella di chiarire in fretta un punto essenziale: chi ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca, riceverà anche la seconda dose oppure gli sarà inoculato un diverso siero? E ancora: la scelta fra vaccini sarà libera? Ma soprattutto: ci sono dati che confermano l’efficacia di una copertura ottenuta con due somministrazioni di un diverso vaccino? Ebbene, secondo le autorità italiane nulla cambia e chi ha avuto la prima dose di AstraZeneca otterrà la seconda con lo stesso siero.

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Tutto chiaro, ma cosa succederà adesso alle persone prenotate? La psicosi anti AstraZeneca è destinata ad aumentare e le disdette a moltiplicarsi, con la verosimile ipotesi (già sta accadendo) di centinaia di persone che tentano di mercanteggiare per un diverso siero al momento stesso dell’appuntamento.

La presa di posizione mira comunque alla conferma di procedure nazionali univoche che consentano, fin dalla fase di prenotazione della prima dose (ma pensiamo anche a coloro che sono in attesa della seconda dose di AstraZenceca con età inferiore a 60 anni) una scelta informata.

L’ideale, disponibilità di siero alternativo disponibile permettendo, sarebbe stato poter offrire la doppia opportunità, ma è anche vero che mancano gli studi che ne garantirebbero l’efficacia mentre tutti i dati su AstraZeneca limitano a pochissimi (decine su milioni di somministrazioni) i potenziali affetti avversi.

Tutto questo, ad ogni modo, rischia di rallentare, ancora una volta, il ritmo delle somministrazioni e gli obiettivi della campagna vaccinale, anche se la pozione delle autorità italiane è chiara e sono state fornite indicazioni univoche alle Regioni per consentire loro di procedere speditamente.