Parlamento Europeo e Privacy: verso una nuova normativa

di Stefano Gorla

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Il Web 2.0 e i social network hanno indotto il Parlamento Europeo a rispondere alle nuove sfide poste alla protezione dei dati personali con una risoluzione basata su un approccio globale.

Il 22 giugno 2001 la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento Europeo ha approvato una proposta di risoluzione “su un approccio globale alla protezione dei dati personali nell’Unione europea” (2011/2025(INI)). La normativa vigente si basa sulla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.

Della Direttiva del 1995 restano validi gli obiettivi della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, quindi anche il diritto alla protezione dei dati, e la libera circolazione delle informazioni.

Tuttavia appare inadeguata ad affrontare una rete basata sul web 2.0, i social network, gli smartphone.

Inoltre la Direttiva del 1995 è stata attuata in modo scoordinato tra i vari Stati dell’Unione Europea, con una produzione di leggi che hanno reso difficile adeguarsi da parte delle aziende europee.

Il Parlamento fa propria la comunicazione della Commissione (presentata nel novembre 2010) su un approccio globale alla protezione dei dati personali nell’Unione europea (UE) per rispondere alle nuove sfide che derivano dall’affermarsi delle nuove tecnologie e dal loro impatto, dalla globalizzazione e dal rapido sviluppo di Internet, fino alla necessità di migliorare l’applicazione delle norme in materia di protezione dei dati per i cittadini europei.

Gli sviluppi degli ultimi 15 anni dimostrano che l’era digitale incide ormai sull’economia, le strategie di sicurezza, le comunicazioni, le responsabilità di Stato e su tutti gli aspetti della quotidianità. Si tratta di una rivoluzione che rende inconcepibile un mondo in cui non vi sia la raccolta, la conservazione, il trattamento e la condivisione di dati.

Sino a qualche anno fa i cittadini dovevano essere protetti dall’abuso dei loro dati personali da parte dello Stato.

Ora la loro privacy è messa a rischio anche da attori privati o persino dal loro stesso comportamento incauto, di cui altri possono approfittare.

ENISA, l’Agenzia per la “sicurezza informatica” dell’UE ha pubblicato nel gennaio 2010 un sondaggio relativo alla privacy, sicurezza, fiducia, la reputazione, il monitoraggio, i meccanismi di accountability consenso distribuito in servizi on-line e uno studio sulle questioni legate alla sicurezza e alla privacy riguardanti i nuovi tipi di “cookies” online.

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