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Manovra: emendamento su recupero crediti fiscali danneggia le imprese

di Noemi Ricci

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Tra le modifiche alla manovra finanziaria, di cui si discute oggi in Parlamento, c'è la questione del recupero crediti fiscali che allarma Confindustria e Rete imprese. Entro oggi devono chiudersi tutti gli emendamenti

Insorgono contro le misure contenute nella manovra finanziaria, relative alla riscossione (art. 38) e alla compensazione (art.31) dei debiti e dei crediti fiscali verso il Fisco, Confindustria e Rete Imprese Italia – ovvero Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confesercenti – ritenendole ancora insufficienti.

Tra gli emendamenti, che devono chiudersi entro oggi, anche l’innalzamento a 300 giorni degli attuali 150 come durata massima per la sospensione giudiziale degli atti di recupero crediti verso il Fisco.

In realtà, il Governo non sembra tenere conto che nei fatti la durata media dei procedimenti di primo grado è di oltre 700 giorni. Di fatto, una scadenza inferiore a questo intervallo di tempo si traduce nell’obbligo per le imprese di pagare gli importi presumibilmente dovuti prima di ricevere la sentenza che ne decreta l’effettiva fondatezza della pretesa.

Un procedimento ritenuto inaccettabile dalle associazioni, che chiedono pertanto alla Commissione Bilancio che la sospensiva duri almeno fino alla sentenza di primo grado.

Per quanto riguarda il divieto di effettuare compensazioni fra crediti e debiti fiscali, in presenza di accertamenti anche di importo modesto si chiede invece che, nella tutela dei diritti dei contribuenti, questo venga imposto solo quando vi sia la piena certezza del debito fiscale, quindi solo quando questo viene iscritto a ruolo definitivo.

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